Milano: Salvini lancia Sardone sindaca, ma è gelo con gli alleati. Nemmeno Fontana sponsorizza la vicesegretaria del Caroccio

Gelo con gli alleati dopo l'annuncio a sorpresa di Salvini che ha lanciato Sardone candidata sindaca di Milano

Milano: Salvini lancia Sardone sindaca, ma è gelo con gli alleati. Nemmeno Fontana sponsorizza la vicesegretaria del Caroccio

Il gelo con cui il centrodestra ha accolto la mossa di Matteo Salvini vale più di mille comunicati. Domenica, dal palco di Pontida, il leader della Lega aveva lanciato unilateralmente la candidatura a sindaca di Milano di Silvia Sardone, europarlamentare e vicesegretaria del Carroccio: “Milano va liberata, andiamo a riprendercela”.

Un annuncio che avrebbe dovuto sancire la sua discesa in campo per il 2027, e che invece si è scontrato con il silenzio, se non l’imbarazzo, del resto del centro-destra. E non solo.

Neanche Fontana la sostiene

Il primo a raffreddare gli entusiasmi è stato lo stesso governatore della Lombardia, Attilio Fontana, che interpellato sulla possibile vittoria di Sardone, lunedì ha preferito spostare il discorso sul partito in generale, senza spendere una sola parola per la collega: “Credo che la Lega sia nelle condizioni di guidare qualunque istituzione, sia Comuni, sia Province, sia Regioni, sia il Governo nazionale, perché dispone di amministratori che sono sicuramente i migliori, i più preparati, i più esperti”.

Più un endorsement di partito che un sostegno personale alla collega (tra l’altro moglie di Davide Caparini, uno degli uomini della Lega più potenti in Regione Lombardia, nonché ex assessore dello stesso Fontana).

Da parte sua, Forza Italia ha già ufficializzato da giorni la propria candidatura, quella di Matteo Perego di Cremnago, mentre resta sul tavolo l’ipotesi Maurizio Lupi, sponsorizzata dal presidente del Senato Ignazio La Russa. Tre nomi, nessuna intesa, a otto mesi dal voto.

Intanto Sardone lancia le primarie del centrodestra

Sardone, comunque, non arretra e anzi rilancia sulle primarie come unico metodo per sciogliere il nodo: “Io sono pronta, e più che al Cencelli mi rifarei ai cittadini. Delle primarie ho parlato con Matteo quando abbiamo fatto le primarie a Milano della Lega, chiesi appunto di poterle fare con tutto il centrodestra”.

E avverte gli alleati sui tempi stretti: “Se vogliamo fare la fine delle ultime tornate elettorali, il metodo migliore è indicare i candidati, ma a due mesi al voto quella non credo che sia una strategia vincente. Io sono per avere il nominativo subito. Se fossi io ne sarei molto onorata e sono pronta”.

Sempre e comunque con Matteo Savini

Nel giorno dell’attesissimo Consiglio federale della Lega, chiamato a decidere tempi e modalità del congresso straordinario voluto da Salvini, Sardone prova anche a smarcarsi dalle polemiche interne al partito: “Per me era anche inutile questo congresso, però sono convinta che verrà riconfermato Matteo Salvini e da lì basta”. E ammette che l’annuncio della convocazione l’ha colta di sorpresa: “Ha spiazzato anche me, perché per quanto mi riguarda Matteo c’era, c’è e non era in discussione”.

Primo attacco: il welfare del Comune che favorisce gli immigrati

Sul fronte dei contenuti, la vicesegretaria della Lega non fa sconti sul tema immigrazione, terreno su cui costruisce la propria proposta politica per Milano. Ieri ha attaccato duramente il welfare del Comune: “Il welfare del Comune di Milano è totalmente sproporzionato in favore degli stranieri. Così non reggiamo più alla lunga, non regge il sistema”.

Sulle scuole ha aggiunto: “A Milano ci sono classi in cui il 100% è di stranieri. Equilibrare le scuole è una proposta di buon senso: garantirebbe una didattica migliore per tutti”. E sul burqa: “Sono molto contenta del divieto nelle scuole, la speranza è che si possa estendere anche al di fuori. In Italia si dovrebbe girare a volto scoperto”.

E il centrosinistra spera che l’avversaria sia Sardone

Parole che non sono passate inosservate al centrosinistra, che di una sfida a Sardone sarebbe felicissimo, considerandola l’avversaria più semplice da battere alle urne.

A rispondere, sprezzante, è stato Pierfrancesco Majorino, capogruppo del Pd in Consiglio regionale della Lombardia: “Quelle di Sardone sul fatto che il welfare ambrosiano favorisca gli stranieri sono affermazioni deliranti, fatte da chi ci è o ci fa. La cosa che rende tutto più incredibile è che Sardone citi, tra l’altro, il tema casa. Ma le regole sulle case popolari sono fatte dalla Regione, che il suo partito governa da decenni. Regione che, lo ricordo, è protagonista dello scandalo delle 23mila case popolari di Aler vuote”.