I milioni al lager dei migranti nel mirino del Tar

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Il denaro per Lampedusa non basta mai. Ma il prefetto di Palermo ha detto no
di Fausto Tranquilli

Hanno avuto dallo Stato oltre tre milioni di euro, ma non bastano perché sostengono di aver speso molto di più. C’era la primavera araba nel 2011, c’era l’emergenza e quello stop all’affare posto dal prefetto di Palermo non è stato proprio gradito ai gestori del centro di accoglienza per migranti. Loro reclamano un altro milione e mezzo. E a indagare sul business ora è il Tar del Lazio. Poco importano le polemiche sul trattamento riservato agli stranieri nello stesso Cspa, come in gergo si chiama la struttura. E nulla conta che si tratti dello stesso posto dove poche settimane fa sono stati messi in fila, nudi, i migranti, per spruzzarli con un trattamento antiscabbia, mandando di traverso il panettone agli italiani, che all’ora di cena si sono ritrovati con quelle immagini sul tg. I giudici devono stabilire se a chi si occupa del centro di soccorso e prima assistenza di Lampedusa deve essere dato altro denaro e per farlo hanno nominato un prof universitario. A fare luce sulla vicenda sarà Enrico Laghi, ordinario all’università La Sapienza di Roma e ora anche maxi consulente.

Viaggi della speranza
L’isola di Lampedusa è per tanti stranieri la terra promessa. O almeno è la prima che incontrano nei viaggi della speranza. Dove sbarcare dopo aver pagato a caro prezzo i nuovi mercanti di schiavi, che con le carrette del mare traghettano tanti stranieri in Europa, troppo spesso facendoli morire annegati o di stenti. Un sogno soprattutto nel 2011. La cosiddetta primavera araba fece cadere governi autoritari del Maghreb. Tunisia, Egitto e Libia finirono a ferro e fuoco. L’unica speranza per tanti era la fuga. Fu così che in molti approdarono nel centro di soccorso e prima accoglienza di Lampedusa, lo stesso più volte oggetto di inchieste giornalistiche e non, dove sono state raccolte immagini e testimonianze di disperati costretti a dormire l’uno sull’altro, a vivere nella sporcizia, tra cani randagi. Il caso di dicembre e la presa di posizione del Governo contro i gestori è solo l’ultimo caso. Meglio l’ultimo scandalo.

Affare frenato
Lo Stato paga per accogliere i migranti. Circa 30 euro al giorno a persona. Nel 2011 alla società che gestisce il centro, la Lampedusa Accoglienza srl, inserita nel consorzio di cooperative sociali Sisifo e prima nel Consorzio nazionale servizi, sono andati oltre 3 milioni di euro. Stessa cifra l’anno dopo. L’emergenza del 2011 avrebbe però portato ad accogliere più stranieri e per il servizio svolto in due mesi, tra febbraio e aprile, società e consorzi hanno chiesto un altro milione e mezzo. A gestire l’ondata di sbarchi era stato incaricato come commissario il prefetto di Palermo. Quest’ultimo, affatto convinto che dovesse essere pagata quell’ulteriore somma, ha negato il rimborso. Quella richiesta, per lui, non era assistita da requisiti di “certezza, liquidabilità ed esigibilità”.

Battaglia legale
I gestori del centro di contrada Imbriacola non ci stanno a perdere tutto quel denaro. Hanno fatto ricorso e chiesto al Tar di annullare il provvedimento prefettizio del 13 maggio scorso e di condannare il Ministero dell’interno a pagare. Sostengono di poter dimostrare tutte le spese. Il Tribunale amministrativo del Lazio vuole vederci chiaro e ha aperto un’istruttoria. A stabilire se per Lampedusa lo Stato dovrà pagare altre somme e quanto sarà un consulente tecnico. I giudici hanno nominato il prof Enrico Laghi, chiedendogli di verificare appunto la corrispondenza tra le somme richieste e quelle provate dai documeti contabili, la regolarità della documentazione e l’attendibilità. Un lavoro che dovrà concludersi con una relazione. L’incarico al consulente tecnico verrà conferito il prossimo 8 aprile. In quella data è previsto il giuramento. La battaglia è appena iniziata e c’è da giurare che i gestori del centro schiereranno dei loro esperti.