La fake news di Milva morta per il vaccino

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Ieri dopo l’annuncio della morte di Milva molti utenti di Facebook si sono presentati sotto un post in cui la cantante mostrava la sua vaccinazione. Milva invitava a farsi somministrare il vaccino e in molti hanno scritto sotto al suo post che era morta per quello.

La bufala di Milva morta per il vaccino

“Io mi vaccino perché tengo alla mia vita a e alla vita altrui. Fatelo anche voi. Abbiamo bisogno di tornare alla vita di prima, e di abbracciare i nostri cari. Tutti quanti insieme possiamo farcela a sconfiggere questo virus”, scriveva Maria Ilva Biolcati in arte Milva nel post del 26 marzo scorso. E i no-vax si sono scatenati. “Vaccinata e deceduta, complimenti!”, si leggeva tra i commenti sotto il post dell’artista. “Fatto farmaco genico sperimentale un mese fa ed oggi stecchita”, aveva commentato un’altra utente. “Ti ha fatto proprio bene questo vaccino, vero? E lo hai pure consigliato ai tuoi fan! Complimenti! E buon viaggio”.

Ma in realtà Milva non è morta per il vaccino. Il Corriere della Sera scrive oggi che la cantante si era ritirata dalle scene dieci anni fa per l’insorgere di una malattia neuro degenerativa che l’ha poco alla volta isolata dal mondo. La camera ardente sarà allestita a Milano, nel foyer del Teatro Strehler, martedì dalle 9.30 alle 13.30, mentre i funerali saranno in forma privata. Alberto Mattioli su La Stampa oggi racconta gli ultimi anni di vita di Milva la Rossa: “Nel 2010, un altro post aveva sancito, «dopo 52 anni di ininterrotta attività», la fine della carriera di Maria Ilva Biolcati in arte Milva, «la pantera di Goro» nel lessico nazionalfamiliare della canzone italiana, «die grosse Dame» per i tedeschi ammirati dal suo Brecht.

Malattia neuro-degenerativa: come è morta Milva

La Stampa racconta anche che gli ultimi anni Milva li ha trascorsi nella sua casa a due passi dai fenicotteri rosa di villa Invernizzi, Milano bene ma non da bere, un bel palazzo borghese, solidità e discrezione: sui campanelli non c’è un nome, un vicino dice stupito: «Ma davvero abitava qui? Non lo sapevo».

Martina, la figlia critica d’arte avuta dal marito pigmalione Maurizio Corgnati, dribbla i giornalisti. Non ci sono fiori dei fan, tutto è molto sobrio, quasi irreale. Anche i funerali saranno in forma strettamente privata, preceduti martedì mattina dall’unico momento pubblico, la camera ardente al teatro Strehler, anche in morte il nome più importante della sua vita artistica.

Si è parlato di declino fisico. «Sono andato a trovarla l’ultima volta cinque o sei mesi fa, era immobile sulla sedia a rotelle, parlava poco, ma era lucidissima e sempre bella, elegante, i capelli raccolti ancora fiammeggianti ma forse un po’ spenti. Le era ceduto un po’ un labbro, come una ferita, ma  non aveva fatto alcun ritocco. Per il resto, la solita Milva», racconta Filippo Crivelli, 93 anni lucidissimi e affilati, il grande regista che la diresse nei tanghi di Piazzolla, «ma il mio spettacolo preferito con lei è Canzoni fra le due guerre del ’79», rimasto in effetti memorabile.

Ieri la notizia della sua scomparsa ha fatto il giro del mondo, con la stampa internazionale che le ha dedicato articoli già sulle edizioni online. In Spagna “El Pais” e “El Mundo” ricordano “una delle grandi interpreti della canzone italiana”, “con cinquant’anni di attività e 80 milioni di dischi è stata protagonista di una carriera enormemente versatile che l’ha resa un’artista riconosciuta a livello internazionale”.

Anche in Germania, dove era amata e conosciuta, spazio alla notizia della sua morte. “Der Spiegel” dedica un ritratto a “Milva la rossa”, definita “pop star” e “riconosciuta interprete di Bertolt Brecht”. In Francia “Le Figaro” la definisce come “conosciuta per aver interpretato alcuni dei più grandi successi della canzone italiana degli anni ’60 e ’70 e con i suoi capelli rossi era famosa ben oltre i confini della penisola”.

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