Mini tassi e maxi spese, che inganno in banca

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di Sergio Patti

Un imbroglio alla luce del sole. Con tutti i protagonisti ben consapevoli e però da sempre silenziosi. Perché qui ci sono in ballo tanti soldi. Troppi. Sicuramente abbastanza per ripagarci un po’ dei miliardi buttai via in operazioni sbagliate, abbastanza per aggiustare i bilanci delle bance, abbastanza per remunerarne gli azionisti, abbastanza per distribuire ai nostri banchieri i loro sontuosi stipendi. E pazienza se per raccogliere questi soldi si sta colpendo il cuore dell’economia nazionale, quel tessuto di artigiani e piccole e medie imprese che ha bisogno di credito per vivere. Credito che o non lo trova o – quando arriva – va pagato una fortuna. Sì, perché sta qui lo scandalo al sole: sulla carta ormai da tempo in Europa il costo del denaro è ai minimi storici, con il tasso dell’euro stabilito dalla Banca centrale europea guidata da Mario Draghi, e appena confermato, allo 0,25%. Se però andate in banca a chiedere un prestito – sempre che ve lo diano – vedrete che le cose stanno molto diversamente.

 

Ringraziamo Monti

I tassi applicati dagli istituti di credito si aggirano mediamente tra il 10 e il 12%. Ma l’inganno non sta qui. Dove il costo complessivo del denaro schizza ben al di sopra dei livelli usurai è nelle commissioni, nelle spese e nella famigerata commissione di istruttoria veloce. Una trovata che doveva fare giustizia di un’altra truffa, andata avanti per decenni, e cioè l’applicazione degli interessi negativi sugli interessi precedenti (tecnicamente: anatocismo). Sconfitte dalle associazioni dei consumatori, le banche tolsero quella tassa sulla tassa e in cambio ottennero quella che formalmente è una semplificazione del rapporto tra banche e clienti. Dalla forma alla sostanza, i correntisti anziché spendere dieci oggi a conti fatti spendono cento. A fare la frittata – non per le banche, ovviamente – fu Mario Monti (su proposta della Banca d’Italia) con un decreto che andava a integrare il testo unico bancario, prevedendo una remunerazione omnicomprensiva degli affidamenti e degli sconfinamenti nei contratti di conto corrente e di apertura di credito.

 

Stampa muta

Veniva così introdotta l’attuale disciplina che prevede, oltre ai tassi debitori sull’ammontare effettivamente utilizzato esclusivamente: a) per gli affidamenti, una commissione omnicomprensiva per la messa a disposizione dei fondi. E qui si precisò che tale commissione non può eccedere lo 0,5% dell’accordato per trimestre; b) per gli sconfinamenti (scoperti di conto e utilizzi extrafido), una commissione di istruttoria veloce, espressa in misura fissa e in valore assoluto, commisurata ai costi. Su questa commissione le banche si sono divertite e approfittando della crisi di liquidità di cui soffrono le imprese stanno facendo pagare mediamente alcune migliaia di euro a trimestre. Troppo facile così fare i soldi e riportare i bilanci delle banche in utile. Troppo facile per le aziende affondare, chiudere e licenziare il personale. Visto che non lo fa il sistema bancario, dovrebbe essere lo Stato a porsi il problema, o perlomeno la stampa. Leggete mai una riga su questi problemi nelle pagine dei grandi quotidiani? No, non c’è posto. E non solo perché sono troppo occupati per raccontare il chiacchiericcio dei politici e le solite cronachette già sentite e risentite su tv e internet. I grandi giornali non si occupano di questo salasso a milioni di famiglie e imprese perché gli editori sono spesso proprio le stesse banche, oppure – in caso di editori che possiedono grandi gruppi industriali – le banche tengono per il collo queste aziende. Risultato: stiamo azzerando tutto il vantaggio di avere i tassi bassi, scoraggiando gli imprenditori a investire. Se chiedere denaro in banca – e dove se no: dagli usurai? – costa una tombola, chi pensa di aprire un’attività o di fare un investimento ci penserà cento volte.

 

Pubblicità ingannevole

A tutto questo va sommato un ulteriore raggiro dei correntisti bancari, attraverso la pubblicità ingannevole. In molti istituti di credito si possono leggere volantini e depliant che promettono rapporti trasparenti e senza sorprese. Questo è sicuramente vero se però il cliente usa il suo conto corrente per farci un quadretto da appendere a casa. Chi invece usa il conto, senza bisogno di movimentare flussi esagerati, inevitabilmente si trova a pagare costi e commissioni invisibili. La più odiosa di queste tasse è sicuramente l’applicazione di un costo su ogni scrittura del conto, cioè ogni movimento, compresa l’applicazione delle spese. Pochi centesimi che per le migliaia di operazioni che fa una media impresa in un anno diventano soldi veri. Ma lo Stato non vede, il sistema bancario non sente. I giornali non scrivono.