Minitaglio contro il caro-bollette. Dal Governo Draghi un decreto fuffa. Appena 1,7 miliardi per fermare i rincari dell’energia. E solo briciole per i ristori ai comparti in crisi

Bollette Draghi Cingolani
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Alla fine contro il caro bollette sono stati stanziati a favore delle imprese solo 1,7 miliardi di euro a fronte dei quattro miliardi di euro ventilati fino a qualche giorno fa (leggi l’articolo). E le aziende, nonostante quelle energivore ricevano uno sconto (ma che a conti fatti è considerata una mancia), bocciano senza pietà un intervento giudicato totalmente insufficiente. Altrettante (1,6 miliardi) le risorse che sono state stanziate per sostenere i settori in difficoltà per le ultime restrizioni anti-Covid.

La coperta è corta e i comparti da ristorare sono tanti. Il comunicato del Governo, al termine del Consiglio dei ministri che ha approvato le misure contro il caro bollette e sui sostegni, ne elenca alcuni (qui la nota): parchi tematici, acquari, parchi geologici e giardini zoologici, feste e wedding, ristorazione, catering, bar, piscine, moda, turismo, parchi divertimenti e parchi tematici, stabilimenti termali, discoteche, sale giochi e biliardi, sale Bingo, musei e gestioni di stazioni per autobus, funicolari e seggiovie, spettacolo, cinema e sport.

Insomma una lista infinita. Con il risultato che la portata degli aiuti per i beneficiari sarà a dir poco contenuta a fronte delle risorse disponibili. A protestare non sono solo le imprese ma anche i partiti. Il presidente del M5S, Giuseppe Conte, non fa sconti e parla di “altro passo” ma “ancora troppo piccolo e senz’altro insufficiente”.

LA RICHIESTA. Al punto che in Cdm i pentastellati hanno chiesto con forza uno scostamento di bilancio: “Il Paese ha bisogno in questo momento di un intervento strutturale, forte e deciso”, dice Conte. A reclamare lo scostamento di bilancio sono anche gli altri partiti, dal Pd alla Lega. “Servono almeno 30 miliardi”, insiste Matteo Salvini. A riprova che quello operato dal Governo è davvero un intervento limitato.

Per quanto riguarda le misure per tamponare il caro-energia di cui beneficiano soprattutto le aziende per il primo trimestre vengono cancellati gli oneri di sistema e gli energivori ottengono un taglio delle bollette sotto forma di credito di imposta. Simbolica la sforbiciata ai sussidi alle fonti fossili (Sad): 105 milioni su oltre 30 miliardi totali.

NEL DETTAGLIO. In particolare il decreto prevede l’azzeramento degli oneri di sistema per il primo trimestre 2022 per le utenze con potenza disponibile pari o superiore a 16,5 kW. Viene disposta poi la riduzione dei costi dell’energia per luce e gas per le industrie, i cosiddetti energivori. Alle imprese che hanno subito un incremento del costo per KWh superiore al 30 per cento al medesimo periodo dell’anno 2019 è riconosciuto un contributo straordinario, sotto forma di credito di imposta, a parziale compensazione dei maggiori oneri sostenuti.

Il beneficio è quantificato in misura pari al 20 per cento delle spese sostenute per la componente energetica acquistata ed effettivamente utilizzata nel primo trimestre 2022. Una parte dei finanziamenti arriverà da una quota dei proventi delle aste Ets e un’altra parte da un meccanismo di compensazione temporaneo – dal primo febbraio al 31 dicembre 2022 – sugli extraprofitti dei produttori di energia da fonti rinnovabili.

In pratica il Gestore dei Servizi Energetici (Gse) calcolerà la differenza tra i prezzi attuali e i prezzi medi dell’energia prodotta fino al 2020 dagli impianti solari, idroelettrici, geotermici ed eolici incentivati con vecchi sistemi. I produttori dovranno versare al Gse la differenza su questi profitti extra, oppure la incasseranno qualora la differenza fosse negativa.