Missione per sminare Hormuz: l’ultimo conto dei danni a carico nostro

Missione per sminare Hormuz: l’ultimo conto dei danni a carico nostro. Italia, Francia, Gran Bretagna e Germania sono pronti a partire

Missione per sminare Hormuz: l’ultimo conto dei danni a carico nostro

Non solo Donald Trump e il suo alleato Benjamin Netanyahu hanno scatenato l’inferno in Iran, ma ora toccherà all’Europa provare a riparare i danni. Il primo conto arriva dallo Stretto di Hormuz, dove Italia, Francia, Germania e Regno Unito sono pronti a intervenire con una missione navale per lo sminamento e la sicurezza della navigazione. I quattro Paesi hanno ribadito la disponibilità a una “missione strettamente difensiva e indipendente per assicurare la navigazione commerciale e condurre operazioni di sminamento”. Tradotto: Usa e Israele incendiano la regione, poi agli europei viene chiesto di metterci navi, uomini, soldi e responsabilità politica. L’intervento potrebbe essere dispiegato in breve tempo.

Missione per sminare Hormuz: l’ultimo conto dei danni a carico nostro

“Questo accordo deve permettere la riapertura urgente e incondizionata dello Stretto di Hormuz. I mezzi sono in posizione e pronti a essere impegnati”, ha scritto su X Emmanuel Macron. Sulla stessa linea Giorgia Meloni: “I principi del memorandum d’intesa tra Usa e Iran sono chiari: l’Iran non può dotarsi dell’arma nucleare e la libertà di navigazione deve essere garantita. Siamo pronti, insieme agli altri partner e ferma restando la necessaria autorizzazione parlamentare, a contribuire a una presenza navale internazionale”.

I cacciamine italiani sono già in zona da settimane

Il “Crotone” e il “Rimini” sono già in zona da settimane. I due cacciamine italiani messi dal governo a disposizione della bonifica dello Stretto dagli ordigni piazzati in mare dagli iraniani si trovano nel porto di Gibuti. Sono aggregati ad Aspides, la missione europea nel Mar Rosso contro gli attacchi degli Houthi. Si muoveranno verso Hormuz una volta consolidata la tregua, definita la missione e incassato il via libera del Parlamento. Intanto il ministro della Difesa Guido Crosetto è volato a Washington per incontrare Pete Hegseth. Le offese di Trump a Meloni e all’Italia sembrano uno sbiadito ricordo.

Tutto è perdonato

Tutto è perdonato. “Non c’è alternativa al rapporto Atlantico, il nostro ruolo sarà sempre al fianco degli Stati Uniti”, ha detto Crosetto. Hegseth ha ricambiato con una carezza interessata, attribuendo il “crescente ruolo di leadership dell’Italia nella difesa europea” all’impegno della premier. Poi ha presentato il conto: “Per costruire la Nato 3.0 gli alleati europei, inclusa l’Italia, devono fare di più”. E Crosetto ha risposto ringraziando: “Grazie agli Stati Uniti per aver spinto l’Europa a prendere sulle sue spalle il peso della difesa”. E se Trump sorride, Netanyahu può continuare a incassare indulgenza.

Indulgenza dell’Ue verso Israele

L’Unione europea non riesce ad accordarsi sulle sanzioni a Israele, alle sue colonie e ai suoi ministri. Mentre continua a premere sulla Russia con nuove misure contro il complesso militare-industriale, le entrate energetiche, le flotte ombra, le minacce ibride e la propaganda di Mosca, davanti al governo israeliano la Ue gira a vuoto. “Molti Paesi hanno chiesto di sanzionare il ministro israeliano Ben-Gvir, ma dalle consultazioni informali che ho avuto con gli Stati membri non c’è la necessaria unanimità”, ha spiegato l’Alta rappresentante Kaja Kallas.

La doppia morale è evidente. Contro la Russia si invocano legalità internazionale, diritti e rispetto dei confini. Quando però si parla di Israele, degli insediamenti illegali in Cisgiordania e delle responsabilità del governo Netanyahu, tutto diventa rinviabile. La Francia spinge per impedire l’importazione in Europa di prodotti provenienti dagli insediamenti illegali, come si è saputo fare per quelli provenienti dalla Crimea annessa illegalmente dalla Russia. Altri Paesi, invece, frenano.

L’Italia frena

L’Italia, con postura ambigua, prende tempo. “Per quanto riguarda i beni dei coloni valuteremo le proposte di sanzioni che verranno dalla Commissione quando verranno, mentre per quanto riguarda l’accordo commerciale con Israele non siamo favorevoli a interromperlo”, ha detto Antonio Tajani. “Dobbiamo evitare di isolare Israele e provocare un irrigidimento delle forze estremiste”. Così, il risultato è lo stesso: sanzioni alla Russia sì, sanzioni a Israele no. E l’Europa, ancora una volta, paga il conto delle guerre degli altri e delle proprie ipocrisie.