Caso Morisi, altro che giustizia ad orologeria. Salvini torna ad accusare la Procura di Verona. Per il Capitano l’indagine è nata per colpirlo. Ma i pm lo smentiscono

Salvini Morisi
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“Luca Morisi non lo sento da giorni. Spero che sia tranquillo e che si occupi di altro. È una vicenda meschina, attaccano lui per attaccare me”. Parole e musica di Matteo Salvini che ieri, su Radio Capital torna a seminare ombre (qui il suo intervento): “C’è un’inchiesta senza prove e con un processo svolto da una settimana sui giornali. Non è una situazione legittima in un Paese normale. Se finisse con un nessun reato e nessun processo, chi restituirà dignità a questa persona? Si sta parlando di processi e di spaccio. Gli spacciatori sono tra i peggiori criminali, venditori di morte. Se uno fa uso di droga, invece va aiutato e curato”.

Parole che non devono essere piaciute granché al procuratore di Verona, Angela Barbaglio, che su Radio24 ha risposto per le rime: “La circostanza, come pare potersi dedurre dalle affermazioni di qualcuno, che questa notizia sia stata da noi, o dalle forze dell’ordine, tenuta artatamente nascosta per essere utilizzata in periodo pre-elettorale francamente mi pare del tutto ridicola”.

BASTA ILLAZIONI. Secondo il magistrato bisogna “ribadire che una notizia di questo genere, in particolare questa, non è uscita dal mio dal mio ufficio e nemmeno dalle forze dell’ordine. Noi l’abbiamo incamerata più di un mese fa”. Insomma la tesi della ‘giustizia ad orologeria’ non regge anche perché, si chiede il magistrato, chi sostiene tale concetto dovrebbe spiegare “quali siano le intenzione della Procura o dei Carabinieri di Verona per tenere un simile particolare comportamento”.

Quel che è certo è che l’indagine su Morisi (leggi l’articolo), contrariamente a quanto allude tra le righe Salvini, va avanti da tempo ma per le autorità non sembra essere che un caso come tanti. A dare il via al controllo da cui è partito il procedimento, ci sarebbe stata una chiamata al 112 fatta dai due rumeni che avrebbero lamentato un presunto furto. Si tratta di una circostanza confermata dal procuratore che ieri ha ammesso che “può benissimo essere andata così”.

Giunti sul posto, conferma Barbaglio, i militari hanno individuato una bottiglietta contenente una sostanza liquida, presumibilmente di Ghb ossia la droga dello stupro, che sarebbe stata fornita da Morisi ai due gigolò. Successivamente sono scattati i controlli nella villa dell’ex guru di Salvini dove i carabinieri hanno trovato “una modica quantità” di cocaina.