Morti in corsia a Saronno. L’orrore non finisce mai: spuntano nuovi casi sospetti e tra gli indagati ora pure un maresciallo dei carabinieri

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Non si fermano le indagini sulle morti sospette dell’ospedale di Saronno. Ci sarebbero altre venti segnalazioni arrivate in caserma su possibili pazienti deceduti in pronto soccorso negli scorsi anni. Ad oggi, dunque, sarebbero una trentina le cartelle cliniche sequestrate dagli investigatori su cui si stanno concentrando le ricerche. Si tratta di tutti i casi trattati dal vice primario Leonardo Cazzaniga prima dell’avvio dell’inchiesta condotta dalla Commissione interna, poi chiusa senza alcun provvedimento. E proprio sulla base di quell’inchiesta, oggi dodici medici sono stati iscritti nel registro degli indagati a vario titolo per omessa denuncia e favoreggiamento. Questi stessi medici dovranno essere tutti sentiti dalla Procura a partire a partire da lunedì prossimo. Intanto il primo a rompere il silenzio, con un interrogatorio fiume durato 7 ore, è stato l’ex direttore sanitario,  Roberto Cosentina che ha collaborato con i magistrati. Cosentina è a sua volta indagato per omessa denuncia e favoreggiamento, in concorso con altri cinque colleghi.

Facevano tutti parte della commissione d’inchiesta interna all’ospedale incaricata di verificare i comportamenti di Cazzaniga, dopo le denunce di due infermieri nell’aprile del 2013. Davanti al procuratore di Busto Arsizio, Gian Luigi Fontana e al pm Cristina Ria, l’ex direttore sanitario ha dovuto giustificare l’insabbiamento che, per l’accusa, sarebbe stato realizzato allo scopo di salvaguardare il buon nome dell’ospedale. Una comunicazione con cui, pur ammettendo che “il problema è motivato” non si ravvede un comportamento discordante con il codice etico e deontologico professionale.

Ma non finisce qui. Nell’ambito dell’inchiesta sulle morti sospette all’ospedale di Saronno risulta indagato, per omessa denuncia, anche un maresciallo dei carabinieri. Si tratta del luogotenente che nel 2012 era al comando della stazione di Saronno. Dalle carte dell’inchiesta risulta che uno dei medici dell’ospedale di Saronno (a sua volta indagato per falso ideologico) si presentò da lui per consegnargli una lettera in cui esprimeva tutti i suoi dubbi circa l’operato dell’infermiera Laura Taroni per quanto riguarda le “cure” nei confronti del marito, Massimo Guerra, poi deceduto. Il medico, convocato dai magistrati, dapprima si è avvalso della facoltà di non rispondere, poi, in un secondo tempo, ha messo tutto a verbale. La lettera di cui parla, e che asserisce di aver consegnato personalmente alla caserma dei carabinieri di Saronno, non è stata trovata. Lui ha dichiarato di averne avuta copia in un computer, ma di averla persa dopo che il computer è stato formattato. Il carabiniere, a sua volta interrogato, ha negato di aver mai ricevuta lettera alcuna dal medico. Tuttavia risulta agli atti che il medico si presentò effettivamente in caserma a Saronno. Il carabiniere è stato iscritto nel registro degli indagati per omessa denuncia.