Multati i paladini della Sea Watch. Ma non vogliono pagare il conto. Fratoianni, Magi e Prestigiacomo scrivono a Fico. Chiedono l’immunità per la sanzione da duemila euro

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Hanno sfidato il governo lanciandosi all’arrembaggio della Sea Watch 3. Sponsorizzando lo sbarco dei 47 migranti portati a gennaio davanti al porto di Siracusa dalla nave della Ong e attaccando il ministro dell’interno Matteo Salvini, sono subito finiti sotto i riflettori. Giunto il momento di pagare una sanzione di appena duemila euro per quell’atto di disobbedienza, i deputati Riccardo Magi, di +Europa, Nicola Fratoianni, di Sinistra Italiana, e Stefania Prestigiacomo, di Forza Italia, si sono però affrettati a scrivere una lettera al presidente della Camera, Roberto Fico, invocando l’immunità. Da paladini dei diritti a difensori della casta. Ai tre onorevoli infatti non sembra ora creare turbamento il particolare che se il Parlamento eviterà per loro la multa a pagarla saranno solo attivisti, medici e legali che erano con loro sul gommone con cui hanno fatto rotta verso la nave della Ong.

L’INIZIATIVA. Mentre Salvini e Luigi Di Maio cercavano a gennaio di impedire quello che avevano indicato come uno sbarco non autorizzato, un’inedita alleanza tra sinistra e destra ha visto Magi, Fratoianni e Prestigiacomo partire a bordo di un gommone e salire a bordo della Sea Watch 3. “Siamo saliti nonostante il divieto delle autorità, che ieri hanno impedito che potessimo esercitare le nostre prerogative costituzionali”, scrisse fiero su Facebook il deputato Fratoianni il 27 gennaio scorso. Di più: “Chiediamo che i naufraghi e l’equipaggio siano fatti sbarcare nel rispetto delle norme internazionali”. Criticati da Salvini, Magi rincarò la dose, sfidando il ministro a denunciarli nel caso ritenesse avessero commesso un reato. Poi, però, è arrivata la multa. La Capitaneria di porto di Siracusa ha chiesto agli onorevoli di pagare duemila euro a testa per quel blitz sulla Sea Watch 3.

I SOLITI SISTEMI. Ricevuta la sanzione, Fratoianni la definì “una medaglia all’impegno civile”. Ecco però che ora lo stesso esponente di Sinistra Italiana, insieme al radicale Magi e all’azzurra Prestigiacomo, per non pagare quella che per loro sembra anche una somma piuttosto modesta, si sono appellati al presidente Fico, arrivando a denunciare una “grave violazione delle prerogative connesse al libero esercizio” del mandato parlamentare, una violazione di quanto previsto dalla stessa Costituzione e dalla Consulta. Vogliono l’immunità. Come ha sempre voluto la casta. E a decidere sarà la Giunta per le autorizzazioni di Montecitorio. Poco importa, a quanto pare, se a pagare saranno solo i compagni di viaggio sul gommone.

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di Gaetano Pedullà

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