Navalny condannato ad altri 9 anni di carcere. All’oppositore russo contestata la frode fiscale su larga scala. “Putin ha paura della verità”

Alexei Navalny
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Il leader dell’opposizione russa, Aleksej Navalny (qui tutti gli articoli sul suo caso), già detenuto nel carcere di Pokrov, è stato condannato ad altri 9 anni di carcere per frode fiscale su larga scala. Dovrà pagare anche una multa di 1,2 milioni di rubli con l’accusa di oltraggio alla corte. Navalny sta già scontando una condanna a due anni e mezzo di carcere.

Navalny: “Putin ha paura della verità, l’ho sempre detto”

“Putin ha paura della verità, l’ho sempre detto. La lotta contro la censura, portare la verità al popolo della Russia resta la nostra priorità” ha detto l’oppositore russo, sopravvissuto a un tentativo di avvelenamento (qui la sua biografia).

Navalny è apparso calmo alla lettura del verdetto in aula. La detenzione in “regime rigoroso” prevede pesanti restrizioni sul numero di visite, pacchi, lettere che si possono ricevere, denaro da spendere da un conto personale e sulla durata delle passeggiate quotidiane all’aria aperta.

La polizia russa, questa mattina, ha arrestato i due avvocati di Navalny, fuori dalla Corte dove gli era stata inflitta la nuova condanna. Novaya Gazeta ha riferito che i due legali, Olga Mikhailova e Vadim Kobzev, sono stati portati via dagli agenti subito dopo aver finito di rispondere alle domande dei giornalisti.

I collaboratori del leader dell’opposizione russa proprio oggi avevano annunciato il lancio delle loro attività “a livello internazionale”. “Lanciamo una Fondazione globale anti-corruzione”, ha scritto su Twitter la portavoce di Navalny, Kira Yarmish.

“L’ennesima condanna farsa al Premio Sakharov 2021 Alexei Navalny conferma la brutalità del regime putiniano e l’ormai totale assenza di stato di diritto in Russia” ha commentato il sottosegretario agli Esteri e segretario di Più Europa, Benedetto Della Vedova. “L’Italia – ha aggiunto -, in quanto presidente di turno del comitato dei ministri del Consiglio d’Europa, sostiene la Corte europea dei diritti dell’uomo che, dal 18 febbraio, ne chiede l’immediato rilascio”.