Negazionisti scatenati. E sui giornali delle destre il clima sta benissimo

Eccoli i negazionisti davvero pericolosi, altro che quei quattro sciancati che da qualche anno complottano sul Covid.

Eccoli i negazionisti davvero pericolosi, altro che quei quattro sciancati che da qualche anno imperversano sui social e riempiono le pagine di giornali e siti complottando sul Covid: i negazionisti del clima sono organizzati, spesso sono addirittura classe dirigente e comicamente sono quelli che fino all’altroieri idolatravano “la scienza” che oggi rinnegano.

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I negazionisti del clima sono organizzati, spesso sono addirittura classe dirigente

Tra le prime pagine più schifosamente vergognose si merita la medaglia d’oro Il Giornale (spesso capolista del peggio) che titola “Gli sciacalli dei ghiacci”. Dentro c’è tutta l’ipocrisia ambientale e politica che ci si aspetterebbe: accusano i “gretini” (hanno il coraggio di chiamare così gli ambientalisti, questi “cretini” di giornalisti) di “strumentalizzare la strage” e così riescono a dedicare la prima pagina del loro giornale utilizzando la tragedia della Marmolada per bastonare gli avversari politici. Esattamente l’atteggiamento di cui accusano gli altri. Un capolavoro.

All’interno si spende perfino la penna d’oro di Nicola Porro che non può non negare «che le temperature stiano salendo» (cara grazia) ma si ingegna a scovare un’occasione, a Torino nel 1922, in cui la temperatura era più alta. Confondere la temperatura con il clima è un errore da pennarello rosso perfino per uno studente di scuola media ma dalle parti de Il Giornale evidentemente non hanno trovato di meglio.

E non finisce qui. Filippo Facci (oggi perfino climatologo) su Libero ci spiega che “la verità, ogni tanto, non serve” (del resto senza il condono dell’ipocrisia lui non farebbe il giornalista già da un pezzo) e ci spiega che “i seracchi sono sempre caduti, cadranno sempre” e grida al “regime militare” di chi vorrebbe chiudere le montagne. Vi ricorda qualcosa? Sì, è esattamente lo stesso pietoso vocabolario dei complottisti applicato a altro. Ma questo non sta su una bacheca Facebook bensì in prima pagina di un quotidiano nazionale. Perfino Draghi viene accusato di essersi “prestato alla recita” per aver parlato di “deterioramento dell’ambiente”.

A proposito di verità sull’omonimo quotidiano diretto da Belpietro, Mario Giordano con il suo editoriale frigna perché i negazionisti del clima vengono trattati come i no vax e come i filo putiniani, sono il “nuovo pericolo nazionale?”, chiede Giordano: sì, solo che il pericolo non è nazionale ma è mondiale e i negazionisti sono certificati come dannosi dal 99,9% degli scienziati. Il problema, al di là della piagnona strumentalizzazione di Giordano, non è “chi fa la doccia” che viene dipinto come “criminale” ma è chi, come lui, nega la realtà per continuare a lisciare i complottisti di ogni sorta e guadagnarsi il suo piccolo spazio da neomelodico della cazzata in qualche trasmissione televisiva.

Non serve nemmeno specificare che insieme a Libero, Il Giornale e La Verità si accodi Il Foglio che del negazionismo climatico ha fatto la sua bandiera che dopo dieci anni di articoli negazionisti ancora davanti alla tragedia della Marmolada sostiene “un dibattito laico sulle cause” del cambiamento climatico dimenticando che il dibattito è già chiuso dagli anni con evidenze scientifiche note a tutti tranne a Il Foglio.

Come scrive giustamente Antonio Scalari “è giornalisticamente grave, frustrante e imbarazzante che per questi quotidiani (Il Foglio, La Verità, Il Giornale), riconducibili all’area di destra, non esista il consenso scientifico ma solo l’opinione dei soliti 3 o 4 bastiacontrari climatici italiani. Questi personaggi, spesso presentati come “esperti di fama mondiale”, che si intervistano e rilanciano tra di loro, che firmano petizioni antiscientifiche, continuano a trovare in queste testate un megafono con cui diffondere tesi scorrette e ingannevoli su #CambiamentoClimatico.

Diffondere, senza alcuno scrupolo o verifica, questa disinformazione viola qualsiasi deontologia giornalistica ed etica informativa, alimenta ignoranza e confusione perfino davanti a eventi come quello della #Marmolada che la scienza ricollega da tempo al #CambiamentoClimatico. La disinformazione sul cambiamento climatico inganna e confonde i lettori, impedisce loro di farsi una corretta opinione sulla più grave crisi del nostro tempo.

Fino a quando giornali come quello diretto da Cerasa e altri continueranno a diffonderla? Particolare non da poco: questi sono gli stessi che tutti i giorni vanno a braccetto con i politici che sventolano il mito della “competenza” come se fosse un marchio. Ovviamente i “competenti” sono sempre loro, solo loro. Ai direttori basterebbe informarsi prima di informare, scoprirebbero che la principale causa del cambiamento climatico sono le emissioni prodotte dai combustibili fossili.

Vorrebbero dare lezioni di politica e di giornalismo ma sono solo l’esatta rappresentazione dell’ignorante avidità di chi mostrifica qualsiasi cambiamento per la paura di perdere qualche posizione o qualche protezione. Il giornalismo del giorno dopo la tragedia della Marmolada è uno scempio. Pericolosi per qualche pugno di lettori, irresponsabili pur di esistere: esattamente come i partiti che sostengono.

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Pubblicato il - Aggiornato il alle 07:07
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