Negò i rischi dell’uranio impoverito. Cavo Dragone verso la promozione. L’ammiraglio in pole per guidare lo Stato maggiore. Depose in Commissione d’inchiesta, ma fu smentito

uranio Cavo Dragone
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Il Governo punta sull’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, attuale capo di Stato maggiore della Marina Militare, come nuovo capo di Stato maggiore della difesa. Le indiscrezioni si sono ormai fatte sempre più insistenti. A quanto pare però in tale scelta l’esecutivo ignora le ombre calate sull’ufficiale sul delicato fronte dell’uranio impoverito (leggi l’articolo), dopo le dichiarazioni di due ufficiali dell’Esercito, diventate oggetto di indagini, i quali sostengono che anche quando erano abbondantemente noti i rischi a cui andavano incontro i militari impegnati nelle missioni internazionali di pace, i vertici della Difesa, Cavo Dragone in testa, hanno lasciato le truppe esposte al pericolosissimo materiale causa di tumori. Un particolare che ha fatto insorgere l’Osservatorio militare.

IL CASO. Il primo a puntare il dito contro l’ammiraglio, per quanto riguarda l’uranio impoverito, è stato il generale Roberto Vannacci, ex comandante della missione in Iraq, che con la sua denuncia ha fatto aprire un’inchiesta sia alla Procura della Repubblica di Roma che alla Procura militare. A parlare è stato poi anche il tenente colonnello Fabio Filomeni, decorato con la croce di bronzo al merito per la sua attività in Bosnia ed ex responsabile dei servizi di prevenzione e protezione nelle missioni internazionali.

Il generale Vannacci ha denunciato “gravi e ripetute omissioni nella tutela della salute e della sicurezza del contingente militare italiano”, specificando che l’allora comandante del Comando operativo di vertice interforze e attuale capo di stato maggiore della Marina Militare, avrebbe assicurato che in quelle aree ogni militare non veniva lasciato più di quattro mesi, mentre la permanenza effettiva sarebbe stata di 6-9 mesi. Sulla stessa linea il tenente colonnello Filomeni. “Il rischio uranio impoverito – ha assicurato quest’ultimo – era alto”.

LA REAZIONE. Davanti alla possibile nomina di Cavo Dragone a capo di Stato maggiore della difesa, il caso uranio viene sollevato dall’Osservatorio militare. Tale scelta, se confermata, secondo il responsabile del comparto difesa Domenico Leggiero, “sarebbe uno scandalo che mette in discussione la credibilità e l’onorabilità del Parlamento, del Governo”. Leggiero sottolinea che Cavo Dragone, convocato ed ascoltato dalla IV Commissione parlamentare d’inchiesta sull’uranio impoverito, negò che sullo scacchiere iracheno-afghano fu utilizzato armamento all’uranio e che comunque tutti i reparti e i relativi comandanti erano informati su tutto e possedevano tutti gli strumenti per la prevenzione dei rischi.

Una tesi smentita dal comandante del contingente. “Delle due l’una – afferma Leggiero – l’Ammiraglio ha mentito sotto giuramento in una Commissione parlamentare e quindi al Governo, ipotesi che sfiora l’alto tradimento, e dunque andrebbe sospeso fino ad accertamento della verità, oppure il comandante del contingente ha denunciato con dichiarazioni false e deve immediatamente essere perseguito e anche qui l’ipotesi sarebbe di alto tradimento”.

Di più: “In ogni caso, da questa possibile nomina, si evidenzia una distanza abissale tra le istituzioni democratiche e il potere militare che sembra scevro da ogni condizionamento, anzi, agisce con la consapevolezza di avere l’organo politico completamente sotto il suo controllo”. Una grana per l’ammiraglio voluto al vertice della Marina da Matteo Salvini.