“Nel Lazio il Pd ha scelto Renzi. I 5 Stelle non si svenderanno”

Parla il capogruppo M5S alla Camera, Francesco Silvestri: "Aperti al dialogo con chi condivide i nostri valori".

Il problema con il Partito democratico a quanto pare “non è solo tematico, ma proprio di dialogo”. Ancora più profondo dunque e difficile da risolvere. È chiaro sul punto Francesco Silvestri, capogruppo del Movimento cinque stelle alla Camera. In altre parole: al momento immaginare un ritorno di fiamma tra dem e pentastellati è quantomai difficile.

“Nel Lazio il Pd ha scelto Renzi. I 5 Stelle non si svenderanno”

E quindi è impossibile pensare che si vada insieme nel Lazio, ad esempio?
Guardi, che il Pd abbia fatto errori importanti nelle elezioni politiche portando di fatto alla vittoria del centrodestra ancor prima del voto, è evidente. Questo, però, non ci ha impedito e non ci impedisce di aprire un confronto a livello regionale. Quello che però per noi, ora più che mai, conta è la chiarezza degli argomenti di cui si dibatte.

E Conte nella conferenza che ricordava ne ha posti diversi.
Esattamente. Conte ha chiesto risposte politiche precise a determinati argomenti altrettanto precisi, come ad esempio la questione dell’inceneritore a Roma. Il problema è che non sono proprio arrivate risposte dal Pd, bensì una scelta: l’alleanza con Calenda. Ecco perché torno a ripeterle: il problema non è solo tematico, non c’è stato un confronto tra due idee diverse riguardo un argomento, il problema è proprio di dialogo, dato che non c’è proprio stato da parte del Pd. La vicenda del Lazio credo sia emblematica soprattutto da questo punto di vista.
Non tutti, però, all’interno del Movimento la vedono così. Roberta Lombardi, nell’intervista rilasciata ieri a Repubblica, ha fatto intendere che sarebbe un errore non allearsi con il Pd.
È chiaro che chi ha lavorato nella giunta di Nicola Zingaretti lavorando peraltro bene come Roberta Lombardi e Valentina Corrado, abbia sensibilità diverse all’interno del Movimento. Il punto, però, è l’alternativa che si vuole offrire.

In che senso?
Cosa si chiede al Movimento? Dobbiamo rinunciare alla nostra identità, specie quella ambientalista, chinando il capo alle richieste del Pd che vuole l’inceneritore? Questa è la domanda. Cosa si sta chiedendo al Movimento: di essere partito satellite del Pd e dunque disposto ad accettare tutte le contraddizioni di questa forza politica, o vogliamo essere una vera alternativa progressista con un programma chiara, che non cade nell’incoerenza?

Immagino voi siate più orientati sulla seconda opzione.
Guardi, su questo punto voglio essere chiaro: la narrazione secondo cui bisogna allearsi ad ogni costo per contrastare l’avanzata del centrodestra non funziona, e anzi è controproducente. Se ci mettiamo tutti assieme senza discutere prima delle questioni programmatiche, non si fa – in questo caso sì – che un favore al centrodestra. Se invece si ragiona concretamente sui temi, allora sì si costruisce un’alternativa credibile sia a livello politico che culturale.

Quindi mi par di capire no con il Pd nel Lazio.
Le voglio dire un’altra cosa: se sei disposto ad andare con chi vuole l’inceneritore ma prima ti sei mosso per allearti con chi non lo vuole, il problema non è del Movimento, ma del Pd. C’è un problema identitario forte che, presumo, il Partito democratico ancora non ha risolto al proprio interno.

Restano però a questo punto diverse formazioni con cui dialogare a sinistra del Pd.
Assolutamente sì. Noi siamo aperti al dialogo con chiunque voglia costruire un campo progressista serio. E a sinistra del Pd ci sono tante realtà del mondo civico e associativo importanti.

Ci sono anche i Verdi e la Sinistra. Crede che ci sia spazio per un’alleanza contrariamente a quanto capitato con le elezioni politiche?
Io credo di sì. O, più che altro, faccio fatica a immaginare Verdi e Sinistra nella stessa coalizione in cui c’è Calenda che ha già detto chiaramente che la coalizione poi dovrà concretamente aiutare Gualtieri nella realizzazione dell’inceneritore.

A breve si terrà il congresso del Pd per l’elezione del nuovo segretario. Il nome di Elly Schlein potrebbe essere un punto di partenza per riprendere in mano il discorso delle alleanze?
Guardi, ho troppo rispetto per i processi democratici interni ai partiti per esprimermi. Non sarebbe corretto.

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