New Space Economy. La contaminazione è la chiave del successo. Spazio e digitale al servizio delle persone. Il Parlamento Ue traccia le linee guida

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Il Consiglio Ue, riunitosi a Bruxelles, ha recentemente affrontato il tema dell’approccio europeo alla New Space Economy e ha definito in un documento conclusivo le linee guida che dovranno essere seguite dalla Commissione e dall’EUSPA (l’Agenzia dell’Unione europea per il programma spaziale). Il titolo da solo è già fortemente evocativo e spiega bene l’orientamento, condivisibile, espresso dal Consiglio: “New Space for people” ossia, nella traduzione ufficiale in italiano, “Nuovo Spazio per le persone”.

La New Space Economy deve essere incentivata per essere declinata al servizio dei cittadini europei. La prima necessità riconosciuta è quella di dare un forte impulso alla “commercializzazione e democratizzazione dello spazio”. Questo passaggio è ritenuto imprescindibile per aprirsi agli investimenti privati in un settore che si sta rivelando sempre più redditizio e strategico. È anche, si può aggiungere, un passaggio necessario per rimanere al passo con i partner USA, dove proprio dei privati, come Musk e Bezos, si stanno affermando come il vero motore trainante del settore.

OPPORTUNITÀ PER LE IMPRESE. La visione del “Nuovo Spazio per le persone”, proposto dal Consiglio dell’UE aggiunge però un’ulteriore componente rispetto alla “semplice” commercializzazione. Il nuovo spazio deve essere considerato infatti come un catalizzatore per gli obbiettivi più ambiziosi che si sta ponendo l’Europa nella fase di ripresa dal Covid. La tecnologia, i dati e le applicazioni spaziali sono ritenuti fondamentali per raggiungere i traguardi della transizione climatica e per “avanzare verso il conseguimento degli obiettivi fissati nell’accordo di Parigi, parallelamente agli obiettivi del Green Deal europeo”. Riconoscimento del ruolo di un settore che può portare grandi benefici ai privati che decidono di investirci e di conseguenza a tutta la comunità europea. Per concretizzare lo scenario vengono infine indicate delle strade da seguire.

APRIAMO IL MERCATO. A livello amministrativo ci si propone di ridurre gli ostacoli normativi (la burocrazia non è solo un problema italiano) e le barriere all’ingresso nel mercato. A livello finanziario, per mettere a disposizione dei fondi per startup e pmi, bisogna agevolare l’utilizzo di investimenti in capitale di rischio per l’intero ecosistema del nuovo spazio e parallelamente sviluppare regimi e strumenti di finanziamento pubblico a livello nazionale e regionale. A livello di opportunità di business viene indicata chiaramente quella delle applicazioni che si basano sui big data derivanti dallo spazio, un giacimento di oro nero cosmico la cui portata non è ancora stata compresa appieno dalle pmi e startup che già operano nel digitale.

La chiave per far esplodere il fermento del nuovo spazio anche in Italia è proprio qua. È necessario che le istituzioni e le grandi realtà del settore spaziale si adoperino per favorire una contaminazione tra due settori che devono necessariamente essere complementari, quello spaziale e quello digitale, con l’obbiettivo di arrivare a una somma che sia maggiore delle singole parti. Nel nostro Paese vantiamo grandi aziende capaci di costruire e mandare in orbita oggetti che raccolgono e trasmettono ogni genere di dati, così come abbiamo un ecosistema in espansione di startup in grado di sviluppare applicazioni per trasformare quei dati grezzi in servizi utili ai consumatori e ai cittadini. Stimolando una reciproca consapevolezza e un reciproco riconoscimento dei ruoli che questi due sistemi possono giocare, si può arrivare a rendere il Made in Italy competitivo anche nell’ambito della New Space Economy. Le carte in regola le abbiamo. La posta in gioco è alta. L’opportunità è ora. Non perdiamola.

Per domande, curiosità, suggerimenti: [email protected]