Nicola Porro: “I politici non sono più credibili”

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di Marco Castoro

Nicola Porro, perché questa campagna elettorale non fa presa sugli italiani?
“Intanto va detto che le elezioni europee tradizionalmente sono meno accese delle politiche, quindi è fisiologico che la campagna elettorale sia un po’ sottotono. Come secondo elemento aggiungerei che nei confronti della politica c’è un generale disinteressamento che sfocia nel disgusto, in quanto la gente non ritiene credibile le proposte che i politici fanno. Il singolo cittadino pensa che sia del tutto irrilevante il suo voto per cambiare la situazione che sta vivendo. Alla fine l’unico messaggio che passa è quello del contrasto. Voto contro l’euro, voto contro l’Europa. Non si fa nulla per seguire un’ideale o una proposta”.
L’Europa come un capro espiatorio?
“Con la crisi è normale. Anche perché ci sono troppi obblighi. Il libretto di funzionamento per i climatizzatori in casa perché ce lo impone una direttiva europea. Il nome in latino del pesce che il pescivendolo deve esporre perché va rispettata la direttiva europea, altrimenti sei multabile. Un bar che espone una bandiera italiana è obbligato per legge a esporre anche quella europea. Tutto questo in un Paese burocratico come il nostro viene visto come un fardello. L’Europa ormai si limita a essere ‘secondo le Norme Ce’. E la gente si è rotta le balle”.
L’affluenza alle Europee scenderà sotto la soglia del 50%?
“Di sicuro sarà bassa. Penso che si supererà il 50% perché ci sono i cittadini che votano per le amministrative, che un po’ di traino lo faranno. Più bassa sarà l’affluenza e più alto sarà il voto di protesta. Secondo me con un’affluenza al 50% il M5S potrebbe arrivare anche al 28%, quindi più del 25% che indicano i sondaggi”.
Cinque Stelle primo partito?
“Non penso. Comunque non è escluso che possa diventare il primo partito. Di sicuro sarà la vera incognita di queste elezioni. L’exploit di Grillo non va sottovalutato, può ripetere i trionfi di Forza Italia o della Lega in tornate elettorali precedenti”.
La politica annoia in tv?
“La politica non annoia, sono i politici che annoiano. Che hanno un problema serissimo: nessuno crede più a quello che dicono. Chi parla per slogan ha un difetto di comunicazione. Chi non parla per slogan ha un altro problema: non risulta credibile e la gente tende a non fidarsi, pure se si tratta di giovani. La crisi è dei politici e dei rappresentanti della politica, non della politica in sé.
A Virus per sfuggire a questo impasse ho scelto di invitare in trasmissione un solo politico, come del resto è presente un solo imprenditore.
La dinamica politico-politico è stucchevole. Adesso purtroppo per la par condicio ne devo ospitare quattro”.
Bella e diversa dalle solite la sua intervista al premier Renzi. L’approccio quale è stato?
“Primo: vedere tutto quello che ha fatto precedentemente nelle altre apparizioni televisive. Evitare di fare le stesse domande perché si sa già come risponde. La sua risposta è sempre la stessa, quella che ha già dato. Si deve andare su temi di interesse generale sui quali nessuno si è mai cimentato.
Secondo: faccio mia la regola che mi disse il fotografo Gastel. Un cattivo fotografo scatta la prima foto che gli viene in mente. Un bravo fotografo non scatta né la prima, né la seconda, né la terza foto nella posizione che gli era venuta in mente, ma scatta la quarta. Nell’intervista a un personaggio che va sempre in tv devi fare la quarta domanda che ti viene in mente. Inoltre non bisogna essere aggressivi contro i poteri forti: basta fare le domande, tanto il pubblico è adulto e capisce se l’interlocutore ha risposto o no”.
Il passaggio migliore di quell’intervista a Renzi?
“Mi ha stupito nel momento in cui gli ho chiesto quanti anni avesse quando scoppiò Tangentopoli. Lui mi ha detto 17 anni. Poi ha aggiunto che allora leggeva il Giorno di Paolo Liguori. Forse in pochi ricordano che durante Mani pulite quel giornale era il più garantista di tutti. Nell’intervista in tv devi cogliere l’umore, non il titolo come si fa con la carta stampata”.
Cosa guarda in tv?
“Mi piace molto Nemico pubblico su Raitre. Montanini è un dissacrante comico che attacca le cose politicamente corrette. Fare una battuta su Gasparri è scontata. Fare invece una battuta sulle donne, sui neri o sui vecchietti sembra tremendo. Ironizzare su queste cose è politicamente scorretto e in lui adoro il coraggio di uno che mette in evidenza i temi della società attraverso un punto di vista politicamente scorretto. Comunque in tv guardo di tutto. Mi sto rivedendo i film di Lelouche”.
Ma i talk li guarda?
“Li seguo tutti per lavoro”.
Si sente un addetto ai lavori o un telespettatore?
“Sicuramente un telespettatore. E da telespettatore mi sono convinto che Ballarò, i talk di La7, ma anche gli altri, abbiano un’omologazione culturale de sinistra che io cerco di combattere su Virus. Il vero Virus è non avere questa omologazione. Tutti i talk de sinistra sembrano usciti da un libro di Francesco Piccolo, per cui l’impegno diventa fondamentale ed Enrico Berlinguer resta il loro mito per sempre. Qualche distinguo lo si trova nei talk che fanno i distruttori. Un po’ come fanno i grillini. Alla fine quindi il percorso per navigare nel mare dei talk è molto stretto. Bisogna fare un programma diverso. Non berlusconiano, ma con una linea editoriale che si distingua da tutti gli altri. Tipo quello che abbiamo fatto a Virus sulla polizia dopo i fatti della Coppa Italia”.
Per chi voterà alle Europee?
“Quest’anno per la prima volta avevo intenzione di non andare a votare. Ma dopo aver fatto un gioco nella redazione di Virus, in cui ho visto che la maggioranza dei collaboratori vota 5 Stelle, mi è tornata la voglia di andare a votare. In pratica mi volevo astenere e invece voto. Di sicuro però non voto a sinistra, né per i grillini”.