No alla salute in mano alle Regioni. Lo Stato torni ad essere centrale. Brescia, presidente Commissione Affari Costituzionali: “Sì alla revisione, la maggioranza ne discuta subito”

di Carmine Gazzanni
L'intervista

“La pandemia ha smascherato tutte le debolezze del sistema sanitario che come MoVimento 5 Stelle abbiamo sempre criticato”. Questa è la ragione, secondo il presidente della Commissione Affari costituzionali della Camera, Giuseppe Brescia (M5S) per cui è improcrastinabile una revisione del Titolo V della Costituzione.

È convinto, dunque, che il caos sulla sanità di questi mesi sia imputabile a prescindere alla gestione delle regioni?
Abbiamo visto gli effetti dei tagli alla sanità a livello centrale e abbiamo toccato con mano che in Italia ci sono ventuno diversi sistemi sanitari, uno per regione, ma ognuno incapace di garantire uguali prestazioni a tutti i cittadini. Anche il mito della sanità del Nord è venuto meno. Sono temi che rimarranno anche dopo l’arrivo del vaccino. Bisogna decidere se affrontarli prima.

Crede che un sistema centralizzato possa in futuro evitare situazioni come quelle capitate durante questa epidemia?
In questi mesi lo Stato ha stanziato risorse che le regioni faticano a spendere e questo non vale solo per la sanità. Di sicuro non basta affidare allo Stato il compito di determinare i livelli essenziali delle prestazioni. È l’organizzazione del servizio a fare la differenza e questa oggi è competenza delle regioni. Lo Stato deve tornare centrale. I cittadini nell’emergenza chiedono risposte chiare e univoche responsabilità.

Avete già presentato un disegno di legge di riforma costituzionale con Paola Taverna per riportare la sanità alla competenza esclusiva dello Stato. Crede che possa essere il punto di partenza per riformare il titolo V della costituzione?
È un punto di partenza per una discussione che va fatta senza contrapposizioni nella maggioranza e senza scontri con le regioni, soprattutto in questa fase. In questi giorni si riunirà un tavolo per definire l’agenda di maggioranza dei prossimi mesi. Se ne parli e si discuta, senza i fantasmi del referendum del 2016, ma pensando solo all’Italia del 2030.

Crede dunque che il problema nella gestione sanitaria sia stato e sia strutturale? O c’è anche il rischio che qualche governatore di centrodestra abbia ostacolato le direttive governative per ragioni politiche?
A problemi strutturali si sono affiancati giochini politici e logiche scellerate che negli anni sulla sanità hanno lucrato per consenso elettorale. È un ragionamento che non coinvolge solo il centrodestra. Le liti governo-regioni o maggioranza-opposizione non sono un fenomeno solo italiano, ma questo non ci esonera dall’obbligo di stare uniti e operare tutti in buona fede. È in gioco la credibilità delle istituzioni, prima ancora che della politica.

Un ripensamento del Titolo V potrebbe incontrare resistenze all’interno della maggioranza? Del resto fu proprio il centrosinistra ad approvare la riforma che superò il referendum nel 2001…
Non credo. Tutti sanno che quella riforma sbagliata era un occhiolino all’istanza federalista molto forte nella Lega e puntava a toglierle voti. Il risultato fu la vittoria di Berlusconi nel maggio 2001 e la vittoria dei sì al referendum qualche mese dopo. Il Pd già durante i primi mesi dell’emergenza ha fatto un passo indietro e a maggio hanno presentato una proposta costituzionale per inserire la clausola di supremazia dello Stato in caso di tutela dell’interesse nazionale. Non so se sia la soluzione, magari il tavolo di maggioranza lo chiarirà senza rinunciare al metodo di riforme puntuali e chiare per i cittadini.