Le Lettere

No primarie, no party

Pare che sia tramontata l’idea delle primarie per scegliere il candidato premier del centrosinistra alle prossime elezioni. Ma non capisco perché.
Miranda Boni
via email

Gentile lettrice, è tramontata perché dai sondaggi è emerso che vincerebbe Conte, seconda sarebbe Silvia Salis (sindaca di Genova e, a detta di molti, cavallo di Troia di Renzi) e solo terza Schlein. Questo è quanto. Il resto è ammuina, aria fritta. D’altra parte è realistico pensare che Conte sia l’unico che possa battere Meloni, perché è il suo perfetto contrario: ha cultura universitaria, un parlare forbito ma chiaro, statura internazionale, è percepito come uomo serio che mantiene le promesse. Guardi Meloni, priva di titoli accademici, servile verso Usa e Ue, brava a far volare gli asini e sparare balle, mai una promessa mantenuta (evito l’elenco perché è lunghissimo). Schlein non ha mezza chance di battere Meloni e finirebbe peggio di Letta. Lo si capì dal primo giorno: assurta alla guida del partito erede del Pci e della tradizione operaia, a chi concesse la prima intervista? Nientemeno che a Vogue Italia, con foto in pose da mannequin e rivelando (udite, udite!) che lei e la sua compagna vestono su consiglio d’una armocromista (sic!) pagata centinaia di euro l’ora, per altro con risultati discutibili. Azzerati 150 anni di sinistra. Chiediamoci seriamente: tra gli italiani normali – quelli non iscritti a un partito, che sono la quasi totalità del Paese – chi ha stima di Schelin? Chi pensa che la ricca ragazzotta italo-svizzera-statunitense sarebbe la salvezza d’Italia o comunque meglio della furba Meloni? Credo nessuno, proprio nessuno.

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