Nomine del Governo Draghi. Migliori, ma non sulla trasparenza. Conoscere gli staff dei ministeri è dura. E i dicasteri senza portafoglio sono un Far West

trasparenza Funiciello
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Vade retro trasparenza. A cinque mesi di distanza dall’insediamento del Governo Draghi riuscire ad avere informazioni sul personale degli uffici di diretta collaborazione, dunque sui professionisti scelti dal premier e dai ministri per affiancarli nel loro lavoro, è ancora un’impresa. La legge prevede che con un semplice click, nella sezione trasparenza dei siti ufficiali dei diversi dicasteri, tali notizie debbano essere disponibili per tutti. Ma anche con l’esecutivo dei migliori la realtà è un’altra.

IL PUNTO. Non è semplice riuscire a sapere chi sono capi di gabinetto, consiglieri diplomatici, segretari e portavoce scelti dal premier Mario Draghi e dai suoi ministri. Il decreto legislativo 33/2013 stabilisce gli obblighi di trasparenza, ma non tutte le informazioni però, come monitorato dalla fondazione Openpolis, sono state pubblicate nelle sezioni dedicate dei siti istituzionali. E capita pure che i dati presenti risultino contraddittori. Meglio nei Ministeri con portafoglio e un caos negli altri.

Tendenzialmente infatti le informazioni sugli uffici di diretta collaborazione dei ministri con portafoglio sono state aggiornate, ma qualche ombra c’è nel dicastero dell’economia. I Ministeri con meno incarichi negli uffici di diretta collaborazione risultano invece quello degli esteri e quello del turismo, per cui manca anche un sito istituzionale di riferimento. Più confusa poi la situazione negli uffici dei ministri senza portafoglio, che fanno tutti capo al sito della Presidenza del consiglio. Alcune indicazioni si riescono a recuperare solo cercando documenti pubblicati per finalità diverse.

GEOGRAFIA DEL POTERE. Volendo tracciare una mappa del potere nel Governo Draghi, considerando anche il peso che in qualsiasi esecutivo hanno i capi di gabinetto, ecco dunque che in un ruolo così delicato il premier ha scelto Antonio Funiciello (nella foto), il ministro degli esteri Luigi Di Maio ha puntato invece su Sebastiano Cardi, il ministro del lavoro Andrea Orlando su Elisabetta Maria Cesqui, il ministro del turismo Massimo Garavaglia su Gaetano Caputi, quello dell’economia Daniele Franco su Giuseppe Chinè, la ministra dell’interno Luciana Lamorgese su Bruno Frattasi, il ministro dell’istruzione Patrizio Bianchi su Luigi Fiorentino, la ministra dell’università Maria Cristina Messa su Giuseppe Recinto.

Il ministro della cultura Dario Franceschini ha nominato capo di gabinetto Lorenzo Casini, quello della difesa Lorenzo Guerini ha puntato, invece, su Antonio Conserva, quella della giustizia Marta Cartabia su Raffaele Piccirillo, quello della salute Roberto Speranza su Goffredo Zaccardi, quello della trasformazione ecologica Roberto Cingolani su Roberto Cerreto, quello delle infrastrutture Enrico Giovannini su Alberto Stancanelli, quello dell’agricoltura Stefano Patuanelli su Francesco Fortuna e quello dello sviluppo economico Giancarlo Giorgetti su Paolo Visca.

Ancora: il ministro per i rapporti col Parlamento, Federico D’Incà, ha scelto Marco Caputo, la ministra per il sud, Mara Carfagna, Giacomo Aiello, il ministro per l’innovazione, Vittorio Colao, Stefano Firpo, il ministro della pubblica amministrazione, Renato Brunetta, Marcella Panucci, la ministra per le pari opportunità, Elena Bonetti, Massimo Santoro, la ministra per le politiche giovanili, Fabiana Dadone, Giovanni Panebianco, la ministra per le disabilità, Erika Stefani, Giuseppe Zuccaro, e la ministra per gli affari regionali, Mariastella Gelmini, Vincenzo Nunziata.

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