Nomine in Fincantieri, Sace e F2i. Criteri nuovi ma nomi vecchi

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di Carola Olmi

Vertici confermati in Sace e F2i, mentre in Fincantieri Vincenzo Petrone diventa il nuovo presidente e resta amministratore delegato Giuseppe Bono. Lo ha deciso la Cassa Depositi e Prestiti che controlla le tre società. Il consiglio di amministrazione della Cassa ha dunque indicato che il cda di Sace sia composto da Giovanni Castellaneta come presidente, Alessandro Castellano come amministratore delegato e dai consiglieri Maria Elena Cappello, Carlo Monticelli e Leone Pattofatto. In Fincantieri, invece, Vincenzo Petrone sarà presidente, Giuseppe Bono resta amministartore delegato e gli altri consiglieri sono Andrea Mangoni, Giovanni Masini e Anna Molinotti. Per F2i, il cda della Cassa ha dato mandato di esprimere il consenso di Cdp al rinnovo dell’amministratore delegato Vito Gamberale, e ha designato come consigliere di amministrazione Giuliano Asperti, proponendolo agli altri soci come presidente del Fondo.

In una nota Cdp rimarca che si tratta della prima applicazione della recentissima direttiva sui criteri di eleggibilità e gli indirizzi da osservare nelle procedure di selezione dei componenti degli organi di amministrazione delle società direttamente o indirettamente controllate dal Tesoro, emanata dal ministero d’intesa con la presidenza del Consiglio dei ministri.
Direttive che hanno consentito di rinnovare nelo stesso incarico quasi tutti i vertici uscenti delle società, senza aprire la strada a una certa discontinuità, anche in casi come quello dell’amministratore delegato di Fincantieri, Bono, in sella nello stesso incarico da oltre 11 anni, nonostante in passato i conti non siano stati sempre brillanti. Fa discutere anche la nomina di petrone, ex ambasciatore considerato molto vicino all’ex consigliere delegato di Banca Intesa ed ex ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, che non più di un anno fa lo mise a capo della Simest. Secondo alcune interrogazioni parlamentari dell’epoca, con l’operazione si consentiva a Petrone di cumulare la sua ricca pensione da ambasciatore con il gettone di presidente Simest. E con la nuova nomina – sempre a stare a quelle interrogazioni – la situazione non è cambiata.

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