Nomine, si rischia un boom di poltrone. Non solo lo sdoppiamento tra presidenti e Ad: c’è chi vorrebbe riportare i Cda a 5 membri

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La partita delle nomine di Stato, dopo l’assegnazione delle poltrone nelle società quotate, sta vivendo giorni a dir poco frenetici. E sono in tanti, cercando sponde a destra e a manca, a tentare il colpo grosso in una situazione istituzionale alquanto magmatica. Un fatto è certo: larghe fette della politica, con addentellati nel Governo, stanno provando ad ampliare a più non posso l’offerta di poltrone. A giorni è atteso un decreto correttivo della riforma Madia che potrebbe lasciare all’assemblea delle singole società la scelta (motivata) di spacchettare il ruolo di presidente da quello di Ad, oggi uniti, e di proporre l’adozione di un Consiglio di amministrazione a 5 membri, mentre oggi sono 3. Insomma, si rischia una moltiplicazione dei pani e dei pesci che andrebbe contro ogni logica di spending review.

Il contesto – Inutile dire che il ruolo formale più importante è interpretato dal Tesoro di Pier Carlo Padoan, azionista diretto di società in fase di rinnovo come Sogesid, Poligrafico, Consap, Istituto Luce-Cinecittà, Ram-Rete Autostrade Mediterranee, Sga-Società di gestione delle attività. Ma in ballo ci sono anche i Cda dell’Acquirente Unico e del Gme (Gestore mercati energetici), società entrambe controllate dal Gse (Gestore servizi energetici, non in via di rinnovo), che a sua volta fa capo al Tesoro ma è attivo sotto l’indirizzo dello Sviluppo Economico. Ragion per cui alla partita non è estraneo il ministro Carlo Calenda. Tra i nomi che stanno salendo nel borsino delle poltrone c’è quello di Carlo Stagnaro, già direttore ricerche dell’Istituto Bruno Leoni e poi capo della segreteria tecnica dell’ex ministro dello Sviluppo Federica Guidi. Dopo che quest’ultima si è dimessa, in seguito all’inchiesta sugli appalti in Val d’Agri che aveva coinvolto l’ex compagno (poi archiviato), Stagnaro si è trovato sprovvisto di sistemazione, recuperandone recentemente una da consulente del sottosegretario alfaniano allo Sviluppo, Antonio Gentile, a 70 mila euro l’anno. Adesso, a quanto pare, sta cercando una poltrona che conta. E secondo i rumors potrebbe essere quella di presidente del Gme, nel caso in cui andasse in porto lo sdoppiamento degli incarichi di presidente e Ad.

Gli altri – Altro nome che circola con insistenza è quello dell’avvocato Nicola Maione , che oggi è già consigliere di amministrazione dell’Enav e consulente della Consap. Sponsorizzato dal verdiniano Ignazio Abrignani, Maione sarebbe proiettato verso la presidenza dell’Acquirente Unico, società che gestisce il mercato tutelato dell’energia. Come Ad della società, invece, dovrebbe rimanere l’ex dalemiano Andrea Pèruzy, che curiosamente siede anche nel Cda della Consap, Concessionaria servizi assicurativi pubblici, altra società in fase di rinnovo oggi guidata dal presidente e Ad Mauro Masi. Ieri i 5 Stelle, per bocca del deputato Giorgio Girgis Sorial, hanno tuonato contro il rischio della moltiplicazione delle poltrone. Tra qualche giorno lo showdown.

Twitter: @SSansonetti