Nomine Rai senza trasparenza. Esautorate le prerogative del Cda. Parla il consigliere di Viale Mazzini, Riccardo Laganà: “L’Ad ci ha messo di fronte a un prendere o lasciare”

Rai Riccardo Laganà
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“Di fatto è stato un prendere o lasciare”. Va dritto al punto il consigliere d’amministrazione di Viale Mazzini eletto dai dipendenti Rai, Riccardo Laganà per motivare la sua decisione di non partecipare al voto dell’ultimo Cda che ha ratificato le nomine dei nuovi direttori di testata proposte dall’amministratore delegato Carlo Fuortes (leggi l’articolo). Per di più “con l’ombra lunga, non smentita ancora da alcuno, che tali proposte non siano state concepite esclusivamente all’interno dell’azienda”. Insomma, un metodo segnato dalla “mancanza di elementi di trasparenza”.

Lei ha deciso di non votare le nomine Rai proposte dall’ad Carlo Fuortes. Ci spiega perché?
“Tutti i consiglieri si sono fortemente lamentati del metodo utilizzato che ha di fatto escluso momenti di confronto sul tema riassetto testate e generi. Dopo un inizio collaborativo e costruttivo sulla riforma per generi ci si è ritrovati di fronte a una chiusura totale che non ha permesso al consiglio di esercitare le prerogative di indirizzo e controllo previste da legge e statuto. Di fatto è stato un prendere o lasciare con l’ombra lunga, non smentita ancora da alcuno, che tali proposte non siano state concepite esclusivamente all’interno dell’azienda. Proprio per fugare questi dubbi ho reclamato con forza anche la mancanza di elementi di trasparenza e concreti riscontri di tracciabilità come previsto dalle normative interne. Sono informazioni dovute ai consiglieri di amministrazione”.

Ritiene sia stato seguito un principio meritocratico nelle scelte?
“I profili sono complessivamente di livello ma le collocazioni non sembrano fondate su solide motivazioni editoriali, come già evidenziato da ripetuti comunicati Usigrai e vari CdR. Direttori che stavano svolgendo un lavoro egregio, premiato anche da risultati e ascolti, sono stati spostati. Ad esempio Orfeo al tg3, Radio Uno e GR di Simona Sala e RaiNews24 di Vianello, quest’ultimo persino oggetto di encomio in tempi recenti dall’intero Cda per il rilancio della Testata e del progetto sito web unico all news. Al contrario sono stati confermati e/o promossi taluni reduci da performances non propriamente brillanti. Sarei prudente nel celebrare le nomine come valorizzazione di risorse interne: si è fatto ricorso a risorse interne è vero, ma la valorizzazione non può riguardare per lo più gli stessi nomi di sempre ma implica osare un po’ di più cercando anche nomi nuovi, dando opportunità di crescita a chi continua a lavorare nell’ombra da anni attendendo una possibilità”.

C’è anche la Maggioni che ha fatto, in passato, da presidente di garanzia della Tv di Stato e che ora torna a dirigere il Tg della rete ammiraglia. Non ci risultano analoghi precedenti: come giudica la sua nomina?
“è una professionista che ha prevalso su altri ipotetici candidati che del pari avrebbero meritato l’occasione di dirigere la Testata più prestigiosa. Le ragioni della scelta vanno richieste all’Ad visto che il Cda non ha avuto possibilità di interloquire sulla materia venendo esautorato delle sue funzioni. Alla dott.ssa Maggioni come agli altri neo direttori vanno comunque gli auguri di buon lavoro”.

Sia la Maggioni, peraltro, che Orfeo compaiono nelle carte dell’inchiesta sulla Fondazione Open. Sebbene non indagati e pur trattandosi di fatti non penalmente rilevanti, vede un problema di opportunità nelle loro nomine?
“L’Azienda da molti anni viene tirata in ballo da questioni e vicende che meriterebbero quanto meno un audit interno. In linea generale non è detto che ciò che è penalmente irrilevante non sia invece rilevante dal punto della normativa interna e del Codice Etico Rai. Solo i soggetti titolari di deleghe in materia ispettiva e/o indagine interne possono rispondere in merito ad eventuali e preventivi approfondimenti di cui il Cda non è stato messo a parte”.

Lei insieme con gli altri quattro consiglieri avevate scritto una lettera a Fuortes di disappunto verso il metodo seguito per le nomine. Ma alla fine solo lei e il consigliere Di Majo avete scelto di non dare il vostro sì. Una questione di coerenza?
“Non voglio giudicare il voto dei consiglieri, per quanto mi riguarda rispondo a tutti i dipendenti Rai e ai cittadini che pagano il canone”.

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