Nomine, ribaltone a Equitalia. E alla Cassa depositi e prestiti è resa dei conti

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Continua a ribollire il pentolone delle nomine di Stato. Dopo lo scorso week end, in cui il Governo è riuscito a trovare la quadra per Consip, Sogei, Invimit ed Enav (premiando almeno un fedelissimo renziano e un ex trombato di Ncd), ieri è stata la volta di Equitalia. L’assemblea degli azionisti della società di riscossione, controllata al 51% dall’Agenzia delle entrate e al 49% dall’Inps, ha indicato i nuovi componenti del consiglio di amministrazione. Tra questi c’è il nome di quello che il prossimo Cda nominerà amministratore delegato. Si tratta di Ernesto Maria Ruffini, tributarista che lavora nello studio legale-tributario dell’ex ministro delle Finanze Augusto Fantozzi. Ma Ruffini si è segnalato anche per la partecipazione all’ultima Leopolda renziana, all’interno della quale ha parlato del 730 precompilato. Una figura quindi spinta dal presidente del consiglio?

IL PROFILO
L’inquadramento non è scontato, se si considera che Ruffini ha scritto in passato un libro con Pippo Civati, uno dei fieri oppositori di renzi, e un libro con la postfazione di Vincenzo Visco, ex ministro delle finanze ascrivibile alla minoranza antirenziana del Pd. Ad ogni buon conto Ruffini prende il posto di Benedetto Mineo, l’Ad uscente che alla fine ha dovuto cedere nonostante l’appoggio del Tesoro, in particolare del sottosegretario all’Economia Enrico Zanetti. Nel ruolo di presidente, invece, è stato confermato Vincenzo Busa, storico alto funzionario dell’Agenzia delle entrate, legato alla schiera dei Visco boys. Che ne sarà, a questo punto, di Equitalia? A quanto filtra Ruffini potrebbe sviluppare il piano industriale messo a punto da Mineo, secondo il quale la società di riscossione dovrebbe essere sganciata dall’Agenzia delle entrate e trasferita sotto il cappello di via XX Settembre. Uno spostamento di non poco conto, che potrebbe preludere a un’autonomia di controllo da parte di Equitalia sui ruoli trasmessi dall’Agenzia. La direttrice delle Entrate, Rossella Orlandi (toscana ma vicina a Visco), vorrebbe invece che la società di riscossione rimanesse sotto il cappello dell’Agenzia.

PARTITA INFUOCATA
Situazione incandescente anche in cassa Depositi e Prestiti, dove Renzi vorrebbe favorire l’uscita anticipata dal presidente Franco Bassanini e dell’Ad Giovanni Gorno Tempini, che scadono tra un anno. Oggi, secondo qualcuno, potrebbero scattare le dimission in blocco dei consiglieri espressione del Tesoro. Si tratta di uno stratagemma tecnico che costringerebbe la società a rinominare i vertici, assecondando così i desiderata del Governo. Desiderata che hanno due nomi: Claudio Costamagna alla presidenza e Fabio Gallia come amministratore delegato. Ma il passaggio non è scontato. L’uscita anticipata di Gorno Tempini costringerebbe la società a liquidargli una lauta buonuscita. E senza una giusta causa per l’allontanamento anticipato ci sarebbe un rischio di danno erariale e di possibile censura della Corte dei conti. Insomma, per il Governo non sarà una passeggiata.