Non c’è Coronavirus che tenga. Lo Stato non può fare regali alle cosche. Il pm Maresca: “La burocrazia ci pensi. Le istituzioni sono forti se credibili”

di Clemente Pistilli
L'intervista

Per evitare che l’emergenza coronavirus diventi il grande affare per le organizzazioni mafiose è necessario mettere subito in campo un tavolo tecnico utile a individuare una strategia di contrasto al crimine organizzato. Non si può prescindere dai controlli antimafia. Capisco la necessità di sburocratizzare e snellire la macchina organizzata, ma non si può dimenticare che da noi, in Italia, il rischio infiltrazioni è gravissimo. Occorrono controlli sia in fase preventiva che sul resto.

La mafia del resto studia e trova sempre delle modalità per aggirare le previsioni normative. Anche Catello Maresca, a lungo uno dei magistrati in prima linea nella lotta al clan dei Casalesi come pm della Direzione distrettuale antimafia di Napoli e attualmente sostituto procuratore generale sempre a Napoli, teme che gli aiuti diretti a famiglie e soprattutto imprese messe al tappeto dalla crisi generata dall’emergenza coronavirus possa tradursi in un assalto alla diligenza da parte dei clan.

Quali sono a suo avviso i settori maggiormente a rischio?
La storia giudiziaria ci insegna che l’edilizia è grandemente a rischio, essendo i clan presenti nel controllo del ciclo del calcestruzzo e negli appalti per le opere pubbliche. Pericoli notevoli ci sono poi per la ristorazione e in generale per tutti i settori più in crisi che diventano così più facilmente aggredibili dalle mafie, che approfittano dei momenti di criticità per entrare nelle aziende con delle forme di collaborazione, di finanziamento, finendo per prendersi le attività. Non devono inoltre essere trascurati i nuovi settori ora appetibili, come quelli sanitari e parasanitari. La gestione di determinate somme è più aggredibile perché sottratta ai controlli tradizionali per via dell’emergenza.

In molti temono anche che gli imprenditori finiscano vittime degli usurai. Si tratta di un reato che per procedere c’è bisogno di una querela. Cosa può fare la magistratura per frenare un simile fenomeno?
Da sempre quello che conta è la credibilità dello Stato, sia in funzione erogatrice, per sostenere il credito, che in funzione giudiziaria, per la capacità di accompagnare le vittime del reato, che si rivolgono all’autorità giudiziaria quando ne hanno fiducia. I segnali che stanno arrivando nel contrasto al crimine organizzato non sono però purtroppo confortanti. Sembra che ci sia un abbassamento della guardia. Sentiamo l’emergenza sanitaria ma non misure di natura giudiziaria o paragiudiziaria di aggressione contro le mafie.

Ritiene che vada rivisto qualcosa anche nel settore fallimentare per evitare che tante aziende finiscano nelle mani dei clan?
Questo è purtroppo uno degli aspetti critici. So che c’è già allo studio la sospensione delle procedure esecutive. Non si va avanti però con singoli spot. Serve una strategia complessiva per un settore critico, individuando le criticità e poi i rimedi.