Non c’è Lega o Pd che tenga. La missione dei Cinque Stelle resta il bene dei cittadini. Andare al voto subito è molto pericoloso. Si rischia di dare a Salvini i “pieni poteri”

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Primo Levi ci avvisava con le sue struggenti pagine che quel che è accaduto “può accadere di nuovo” e per questo esortava ad esercitare la memoria e tenerla viva. L’Italia invece pare abbia perduto l’attenzione alla memoria, almeno nel dibattito pubblico, tanto che chiunque può serenamente ignorare, o contraddire avvenimenti decisivi anche recentissimi, senza doverne temere le conseguenze, e di norma senza essere contraddetto. Per questo è utile, volendosi orientare rispetto alla crisi di governo che viviamo e seguiamo ora dopo ora, fare un breve ripasso di memoria. A fine 2017, Pd, Forza Italia, Lega e varie filiazioni e cespugli votarono il Rosatellum, una legge elettorale scritta praticamente su misura per non far governare chi non fa coalizioni, cioè il Movimento Cinque Stelle. Una legge che stabilisce anche un nuovo primato: sostituire una legge elettorale approvata dal Parlamento ma mai utilizzata dal popolo italiano per eleggere i suoi rappresentanti, il famigerato Italicum.

E’ importante ricordare l’approvazione sconsiderata del rosatellum, perché senza di essa non avremmo avuto il parlamento che abbiamo, e dunque non sarebbe stato necessario per il M5S tentare la strada del contratto di governo per portare a casa le riforme promesse in campagna elettorale. E sempre a proposito di memoria e rimozione, è bene ricordare anche che alcune riforme di questo governo, ed in particolare Reddito di Cittadinanza, Spazzacorrotti, Decreto Dignità e riforma dei vitalizi “immeritati”, hanno modificato in meglio la vita di milioni di cittadini italiani: i più poveri, che per la prima volta nella storia della Repubblica hanno avuto riconosciuto il diritto ad una vita quantomeno dignitosa, i precari che hanno delle chances in più di strappare un contratto a tempo indeterminato, e tutti coloro i quali ancora ritengono che sia indegno un trattamento impari, sia dal punto di vista giudiziario che da quello economico, fra semplici cittadini e politici, colletti bianchi, caste intoccabili.

MISURE RIVOLUZIONARIE. Queste misure, ed in particolare il Reddito di Cittadinanza, sono vittorie clamorose del M5S, ma sono anche il grande rimosso degli osservatori “di sinistra” -dai politici ai giornalisti, dai vip ai commentatori- giacché non vengono mai citate né messe sulla bilancia dei pro e dei contro di quanto ha fatto questo governo, quando invece sono il frutto più evidente della scelta (obbligata!) del Movimento di dar vita ad un governo insieme alla Lega di Salvini. Prontissimi a solidarizzare con i deboli se provenienti da altre parti del mondo (ma non con quelli yemeniti, poco mediatici evidentemente), i nostri alfieri della giustizia sociale non ricordano mai di quei milioni di italiani che hanno ricominciato a poter condurre una vita appena dignitosa (comperare per sé e i propri figli cibo, un paio di scarpe, libri e quaderni per la scuola) grazie alla importante riforma approvata da questa maggioranza anomala, e votata dal M5S come dalla Lega.

E lo stesso vale per la legge anticorruzione, chiesta a gran voce per 25 anni e poi rimossa dall’immaginario collettivo, dai titoli dei giornaloni e dalle scalette dei talk-show: rimozione totale. Si è deciso –semplicemente- che il proficuo lavoro di Alfonso Bonafede non esista, e punto. Ma nella realtà, che vivaddio non coincide perfettamente con gli editoriali di Repubblica, il governo Conte ha fatto delle buone cose che hanno inciso e incideranno positivamente sulla vita degli italiani (i dati Istat sull’occupazione lo confermano già, ma anche quelli sono stati rapidamente rimossi), molte delle quali spiccatamente di sinistra. Anzi, non credo sia negabile che ha fatto più cose di sinistra questo governo che quelli che lo hanno preceduto negli ultimi vent’anni, con buona pace di chi si sveglia al mattino scrivendo sui social che è arrivato il fascismo, e va a dormire la sera urlando sui social che è arrivato il nazismo.

CONTRATTO STRACCIATO. L’inopinata scelta di Salvini di stracciare il contratto di governo senza una causa scatenante che non fosse il desiderio – smaccatamente svelato – di avere “pieni poteri”, cioè non più quei rompipalle dei grillini come partner ma al massimo i mansueti conservatori Meloni e Berlusconi, impone al M5S non di abbandonarsi alla rabbia per il tradimento, ma proprio di analizzare lucidamente la realtà, e ricordare l’insegnamento di Primo Levi. Perché il M5S esiste e vive solo ed esclusivamente per migliorare la vita dei cittadini italiani, e rendere semmai popolare e “normale” questo atteggiamento: finché l’onestà e la politica disinteressata non andranno di moda, la missione della creatura di Grillo e Casaleggio non potrà dirsi compiuta. Analizziamo la cruda realtà, dunque. Se si andasse al voto domani, cosa succederebbe? Ipotizziamo una splendida e vincente campagna elettorale fatta fra gli attivisti, ipotizziamo che il Movimento riesca a comunicare efficacemente tutte le buone riforme fatte, e gli italiani dunque vogliano nuovamente dargli fiducia: ipotizziamo insomma che il M5S riesca insomma a riottenere il 33% dei voti, e dunque il 37% dei parlamentari.

Cosa dovrebbe fare a quel punto? Data la legge elettorale, non potrebbe far altro che sedersi ad un tavolo e tentare un contratto di governo con le altre forze politiche rappresentate in parlamento. E quali sarebbero? La Lega, Forza Italia, il Pd e Fratelli d’Italia. Escludendo categoricamente di proporre al condannato Silvio Berlusconi alcunché, ed escludendo di andare al voto per poi riproporre il contratto a Matteo Salvini, rivelatosi inaffidabile più dello stesso Berlusconi, l’unica possibilità che il M5S avrebbe, per continuare a migliorare la vita degli italiani, sarebbe quella di dar vita ad un contratto di governo con il Pd. E questo nella iperottimistica ipotesi di riuscire a conquistare la fiducia del 33% degli italiani, cosa al momento assai difficile.

Insomma, benissimo che vada, al M5S si ripresenterebbe la stessa identica situazione che si presenta adesso, senza andare al voto. E proprio perché la stella polare del M5S è il benessere dei cittadini, ciò che in questi giorni di crisi si deve valutare è esattamente questo, al di là di slogan e posizioni di principio: cosa è meglio fare, per il benessere dei cittadini italiani? Se non si va al voto, l’unica possibilità di proseguire nel cammino delle riforme è trovare un accordo con il Pd, se invece si va al voto l’unica possibilità concreta di proseguire nel cammino delle riforme è sempre quella di trovare un accordo con il Pd. Andando al voto subito, però, c’è la possibilità concreta – invece – che al governo vada il traditore Salvini bramoso d’avere “pieni poteri”, e che Silvio Berlusconi, l’uomo che definì il mafioso Vittorio Mangano “un eroe” e fondò un partito insieme al condannato per mafia Marcello dell’Utri, possa essere il nostro prossimo Presidente della Repubblica.

Oggi il Movimento deve insomma decidere se è meglio per gli italiani continuare un’azione riformatrice subendo l’obbligo, imposto dalla legge elettorale, di trattare col partito della Boschi e di Renzi, o tentare di far “vaccinare” – come suggeriva Montanelli – l’Italia al salvinismo. Ma nel fare questa scelta il M5S non deve mai dimenticare che finché vige questo sistema elettorale non potrà esserci alternativa al trattare col partito di Boschi e Renzi, e ricordare che “se è accaduto può accadere di nuovo”, come ammoniva quel grande italiano di nome Primo Levi, uno che il fascismo ed il nazismo dovette subirli davvero, e che proprio per salvarci ci indicò quanto fosse prezioso fare memoria e avere senno nelle scelte politiche. Riflettiamoci, senza dimenticare che la nostra missione è fare il bene dei cittadini.

(L’autore è Europarlamentare M5S)