Non c’è Pace per Liu Xiaobo nemmeno da morto. Dargli il Nobel? Un sacrilegio per il ministro degli Esteri

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Aver assegnato il premio Nobel per la pace al dissidente cinese Liu Xiaobo fu un “sacrilegio”. Lo ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri cinese Geng Shuang all’indomani della morte dello stesso Liu Xiaobo e delle critiche estere a Pechino.

Il portavoce ha aggiunto che la Cina ha già inoltrato molte proteste contro “alcuni Paesi” che interferiscono “sulla sovranità giuridica” cinese. “Conferire il premio a questa persona va contro gli obiettivi stessi del premio. È il sacrilegio del premio per la pace”.

Chi era – Liu Xiaobo, noto per essere uno dei più caparbi oppositori al governo di Pechino, aveva 61 anni e combatteva da tempo contro un cancro al fegato. “I suoi organi hanno ceduto – ha fatto sapere una nota ufficiale – e i tentativi di salvarlo sono stati vani”. L’attivista era ricoverato in un ospedale della provincia settentrionale di Liaoning, dove era stato trasferito dal carcere dopo che il 23 maggio gli era stato diagnosticato un tumore in fase terminale. Lo scrittore, professore e attivista era stato arrestato nel 2009 per incitamento alla sovversione del potere statale ed era stato condannato a 11 anni di carcere. Nel 2010 era stato insignito del premio Nobel “per la sua lunga e non violenta battaglia per i diritti fondamentali in Cina”.

Alla cerimonia di consegna, fu rappresentato simbolicamente da una sedia vuota: un’immagine che rimarrà per sempre un potente simbolo della repressione di ogni dissenso da parte di Pechino. Scarcerato il 26 giugno perché colpito da un tumore al fegato ormai in fase terminale, il dissidente cinese non ha mai abbandonato la sua lotta intellettuale per la democrazia in Cina. Scrittore, saggista, poeta, attivista per i diritti civili, Liu Xiaobo è nato a Changchun, nella provincia di Jilin, il 28 dicembre 1955. Educato come cristiano, aveva conseguito un dottorato in letteratura all’università di Pechino. Pensatore brillante e anticonformista, filo occidentale, negli anni Ottanta Liu era molto noto nei circoli intellettuali della capitale cinese ed è stato visiting professor all’università di Oslo in Norvegia e, negli Stati Uniti, alla Columbia University e all’università delle Hawaii. Nella primavera 1989 tornò dall’estero per partecipare alle proteste di piazza Tienanmen. Arrestato, rimase in carcere per 19 mesi. Nel gennaio 1991 fu condannato per “propaganda ed istigazione controrivoluzionarie”, ma senza finire in carcere. Nell’ottobre del 1996 fu inviato a trascorrere tre anni in un campo di rieducazione a causa delle sue critiche al partito comunista. Durante la sua prima detenzione, finì il suo primo matrimonio. La prima moglie e il figlio si trasferirono negli Stati Uniti. La seconda e amatissima moglie Liu Xia lo ha sposato dopo il secondo arresto, per poter aver il diritto di fargli visita.