Non c’è pace per l’Unità. Redattori nel mirino tra cause e pignoramenti. Firme chiamate a risarcire anche l’80% dei danni a carico della società editoriale in liquidazione

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Un maxipignoramento a carico dell’ex direttore de L’Unità, Concita De Gregorio, e dei giornalisti della testata fondata da Antonio Gramsci. Il tutto per una cifra di 400 mila euro, frutto di una serie di querele piovute addosso ai medesimi redattori, del cui sviluppo però sarebbero stati tenuti all’oscuro. Fino a quando non è stata recapitata una comunicazione ufficiale. Ma come è possibile che sia giunta tale richiesta? Nell’assurdità della storia rientra la liquidazione in cui è finita la Nie, la società editrice del giornale. La quale, in condizioni normali, si sarebbe dovuta accollare l’80% delle somme contestate. Ma adesso che è in liquidazione il danno (ma soprattutto la beffa) viene posti a carico dell’ex direttore e dei giornalisti

LA REAZIONE
“Concita De Gregorio e altri giornalisti de L’Unità stanno pagando anche il conto dell’editore e questo non è giusto. Non solo, questa situazione rischia di minare profondamente la libertà di stampa nel nostro Paese perché nulla esclude che possa verificarsi in futuro anche in altri giornali”. È quanto hanno affermato ieri gli stessi giornalisti ed esponenti della Fnsi in occasione di una conferenza stampa alla Camera.

GLI EVENTI
In questi giorni i giornalisti de L’Unità stanno ricevendo pignoramenti e ingiunzioni di pagamento per una cifra che finora supera i 400 mila euro, dopo essere stati condannati in una serie di cause per diffamazione a risarcire i danni al posto della società editrice Nie. A giugno scorso la situazione finanziaria di Nie, editore de L’Unità dal 2001, è precipitata: gli amministratori hanno deciso di mettere in liquidazione la società che ha portato i libri in tribunale con 32 milioni di debiti. Da quel momento Nie non è più uffcialmente in grado di pagare i creditori, compresi coloro che hanno vinto le cause di diffamazione. E qui sorge il problema: la responsabilità nelle cause di diffamazione è ripartita tra editore, giornalista e direttore della testata in questa proporzione: 80 per cento per l’editore, 10 per cento per il direttore, 10 per cento per il giornalista che ha scritto l’articolo. Tutti e tre i soggetti però sono responsabili in solido: significa che se uno dei tre non è in grado di pagare, gli altri possono essere obbligati dal giudice a pagare per lui.

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di Gaetano Pedullà

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