Non ci prendono più: il grande flop dei sondaggisti

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di Lapo Mazzei

Anche in Spagna, per dire, i sondaggisti hanno fatto il loro bel flop. Nonostante l’euroscetticismo crescente, il test europeo non è stato marcato dall’astensionismo record previsto dai maghi dei numeri. E la stessa cosa, più o meno, è avvenuta anche in altri paesi del vecchio continente dove il dato reale è rimasto lontano da quello stimato. Segno evidente che la pancia degli elettori si muove in modo diverso dalla testa degli analisti, dimostrando come l’Italia sia un Paese ricco di sorprese. E così a urne chiuse e a spoglio finito, si può dire che i sondaggisti non hanno (anche questa volta, esattamente come per le politiche) azzeccato l’esito elettorale. A essere pignoli, non si sono neanche avvicinati alla fotografia che è venuta fuori dalle urne. Certo, tutti avevano previsto la vittoria di Matteo Renzi (e per questo non c’era certo bisogno della sfera di cristallo) ma nessuno aveva immaginato che la percentuale arrivasse al 40%. Istituti di ricerca come Piepoli e Ipsos lo davano al 32% e solo l’Swg di Trieste aveva ipotizzato un picco del 34%. Nessuno, insomma, aveva previsto il trionfo del premier che non è stato legittimato dal voto popolare e che quindi vede queste elezioni come un giudizio sul suo governo. Nessun sondaggista, ovviamente, aveva previsto il flop di Grillo (addirittura c’era chi, nei giorni precedenti al voto, parlava di un possibile sorpasso del M5S) che veniva dato in una forbice tra il 28% e il 25% e nessuno aveva pronosticato che si fermasse solamente al 21%. Stesso discorso vale per Forza Italia: i sondaggisti (Ipsos e Ipr marketing) la davano come percentuale minima al 18%. Invece ha raccolto solo il 16% dei consensi.

Il sogno dimenticato
Le scorse politiche le rilevazioni precedenti al giorno del voto non avevano previsto il boom di Grillo, questa volta hanno commesso l’errore opposto: hanno sopravvalutato le chances per Beppe. E così, dopo una campagna elettorale da archiviare in fretta e furia, si scopre che più che il grido ha vinto il sogno, che nessun sondaggista aveva preso in considerazione . Il rischio di provare a “cambiare le cose”, piuttosto che fermarsi alla denuncia che “non costruisce”, sono state variabili rimaste sullo sfondo. E solo ora, a conti fatti, i sondaggisti analizzano in modo diverso il boom di voti incassati dal Pd nella lunga corsa per l’Europa. Il segreto di Matteo Renzi, spiegano, è stata “‘la concretezza” e la “voglia di fare”, che ha catturato anche l’elettorato grillino, fermando l’asticella al 40,81%. Per Renato Mannheimer “l’arma vincente di Renzi è stata la voglia degli italiani di voler finalmente un governo del fare, che realizzi le riforme. Grillo e il M5S sono stati sconfitti dalla voglia di costruire. Molti hanno votato Renzi turandosi il naso, sapendo che questa era l’ultima speranza”. “Nessun flop dei sondaggi”, dunque, gridano all’unisono i maghi del settore, sempre pronti ad autoassolversi. Loro, i sondaggisti, sapevamo che “il Pd avrebbe vinto”. “Ha deciso l’elettorato, ed è stato un fenomeno spontaneo”, spiega Nicola Piepoli, presidente dell’omonimo istituto. “Il caso precedente”, ricorda l’analista, “è il duello tra Jacques Chirac e Jean Marie Le Pen per la presidenza della Repubblica francese, nel 2002. All’epoca il fondatore del Front Nationale era finalista all’Eliseo, si giocava la partita decisiva del ballottaggio e i francesi di sinistra in massa votarono per Chirac, che certo non era un campione della sinistra”. Il motivo? “Una considerazione: “Mai Le Pen a guida della Repubblica”. Anche da noi”, rimarca Piepoli, “in parte si è verificato questo tipo di fenomeno: gli elettori hanno detto “Mai i 5 Stelle alla guida del Paese”.
Così 5 milioni di elettori di destra e centrodestra hanno votato per il Pd. Non era capitato prima e non capiterà più”.

Il perché del voto
Antonio Noto, direttore Ipr marketing, decodifica così il voto delle europee: “Ormai esiste un 10-15% di elettorato che non si identifica completamente in nessun partito e vota sulla base non solo di quello che offre il mercato elettorale del momento ma anche sulla base della percezione della forza di un leader in un particolare contesto storico. Questo tipo di elettorato l’anno scorso ha votato in larga parte i 5 Stelle, quest’anno la parte prevalente di questo bacino ha invece scelto Renzi più che il Pd”.
Per Luca Comodo, vice direttore di Ipsos, “Renzi ha vinto perché ha indicato una strada e ha raccolto consensi che vengono da Forza Italia, Grillo e area centrista”. Meno politico è più pragmatico il ragionamento di Maurizio Pessato, presidente Swg. “Nessun sondaggio dava una vittoria così schiacciante del Pd. Prevedevamo 8 punti del Pd su Grillo, per noi il testa a testa non c’è mai stato”, il numero uno dell’istituto di Trieste. Nelle sue valutazioni, analizzando i dati, l’esperto sottolinea che “‘gli elettori non volevano un pareggio: qualcuno doveva vincere”. “Il voto ha detto che il popolo italiano ha bisogno di un cambiamento sereno”, è l’analisi di Alessandra Ghisleri, direttrice di Euromedia Research, che spiega: “Tra le tante proposte, quello che ha fatto guadagnare al Pd 2,5 milioni di voti in più rispetto agli altri è stato proprio questo messaggio diverso, rivolto al Paese ma con la volontà di cambiare senza stravolgere. I toni della campagna elettorale sono talmente alti che alla fine ha fatto riflettere e hanno chiamato a un voto responsabile, che poi si è indirizzato in una direzione”.

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