Le Lettere

Non ci voleva Einstein

Sono contenta che Santanché, indagata per truffa allo Stato, sia stata estromessa dal governo. Era ora.
Ornellla Cavani
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Gentile lettrice, era ora da tre anni. Ma vale la pena porsi una domanda: perché Meloni ha chiesto le dimissioni di Santanché solo dopo il referendum? A ben guardare, la ministra del turismo non c’entra nulla con la riforma della giustizia elaborata da Nordio e tantomeno ha responsabilità dirette nella sconfitta referendaria. E allora? Allora è semplice: dopo la batosta nelle urne Meloni ha capito di essere alla guida di un governo non credibile, un governo “sputtanato” per dirla in gergo popolano, e prima che nell’opinione pubblica si diffondesse la micidiale equazione “governo-non-credibile = Meloni-non-credibile”, ha cercato di raddrizzare quel che è nato storto. Ma difficilmente, se uno nasce asino, diventa cavallo. In verità, se Meloni avesse avuto un po’ di decenza e di statura politica, avrebbe dovuto rimuovere Santanché non appena la ministra fu ufficialmente indagata per truffa all’Inps: un ministro dello Stato accusato di truffa allo Stato è una cosa insostenibile. Ma è inutile aspettarsi decenza e statura da una Meloni che terrorizzava i votanti del No con previsione fosche – “Vi troverete in casa immigrati, stupratori, criminali…” – mentre l’unico immigrato, stupratore e criminale accertato che le è capitato tra le mani è il libico Almasri, che il suo governo accompagnò premurosamente a Tripoli con aereo di Stato e tappeto rosso. Il problema di Meloni è che l’equazione “governo-non-credibile = Meloni-non-credibile” è già provata matematicamente. Non ci voleva Einstein.

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