Non serviva il complotto del bonus Iva, la classe politica si discredita benissimo da sé

di Antonio Pitoni
Editoriale

Come volevasi dimostrare, alla fine si è scoperto che la teoria del complotto era solo fumo negli occhi alzato dalla propaganda di pezzi del Centrodestra. Che dietro i cinque (poco) onorevoli furbetti che hanno provato – e tre di loro ci sono pure riusciti – a mettere le mani sui 600 euro di bonus stanziati dal Governo per sostenere gli italiani in difficoltà nel pieno dell’emergenza Covid, sono arrivati a teorizzare una manovra dell’Inps e del presidente Tridico.

Architettata, niente meno, per alimentare il sentimento di rivalsa dei cittadini contro la classe parlamentare – come se non riuscisse benissimo già da sola nell’impresa – e spingere così il referendum tagliapoltrone del 20-21 settembre, che stando agli ultimi sondaggi godrebbe già di consensi bulgari. Una teoria talmente bislacca smontata inesorabilmente dai numeri forniti ieri, nel corso dell’audizione in commissione Lavoro alla Camera, dallo stesso Tridico. Si è scoperto infatti che le segnalazioni dell’antifrode Inps, insediata proprio dal presidente all’atto della sua nomina, hanno raggiunto la ragguardevole cifra di 40mila, tra tutte le categorie di lavoratori.

Altro che schedatura di politici (oltre duemila tra amministratori regionali e locali) e cinque parlamentari. Che poi a fare notizia siano stati i rappresentanti del popolo, vista la rilevanza pubblica della funzione svolta, non deve certo stupire. Di chi si sarebbero dovuti occupare i media? Dell’artigiano di Milano? Di certo agli onorevoli furbetti non sarebbe dispiaciuto affatto.