Non solo Confindustria. Pure l’Eni vuole i fondi europei. L’Ad Descalzi punta ai soldi del Recovery Plan. Così risparmierà sui propri investimenti

di Sergio Patti
Economia

L’Eni vuole mettere le mani sui fondi europei del Recovery Plan. A dirlo senza nascondersi è l’Ad Claudio Descalzi (nella foto), che d’altra parte non si nasconde neppure per l’accusa di corruzione internazionale avanzata dalla Procura di Milano, con la richiesta di otto anni di carcere. Il Recovery Plan – ha detto il numero uno del cane a sei zampe – è “un’opportunità unica” per il Gruppo petrolifero, che ha presentato una serie di progetti con determinate specifiche, già maturi, per un importo di 6,5 miliardi, pari a quanto previsto dal piano industriale al 2030-2050.

“Lo possiamo accelerare se potremo utilizzare questi fondi”, ha detto Descalzi alla presentazione di Green&Blue del gruppo Gedi. “Questo piano straordinario e piano per la resilienza porterà più di 6,5 milioni di tonnellate di Co2 risparmiate ogni anno e dai 70 a 100 mila posti di lavoro” ha aggiunto. “È un’opportunità incredibile anche per creare un processo irreversibile dal punto di vista industriale”.

Se però i soldi per gli investimenti ce li mette l’Europa, ovviamente in prestito e togliendoli ad altri progetti, resta da capire cosa investirà Eni delle proprie risorse, sempre che gli impegni presi con l’azionista di riferimento e il mercato siano ancora validi. Il Gruppo con la gestione Descalzi sta continuando a presentare conti disastrosi, con ricavi nel primo trimestre in calo del 40% un risultato netto adjusted negativo per 655 milioni (era + 1,55 miliardi nel 2019) con l’alibi del calo dei prezzi del petrolio e il lockdown. Se ora spariscono pure gli investimenti…