Non solo una favola, l’Islanda a Euro 2016 ha capovolto il mito della freddezza nordica. Con la danza e le vittorie

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Una storia che viene da lontano. Dalla terra del ghiaccio, la Ice-Land, e prosegue in silenzio per finire nel cuore dei tifosi di Euro 2016. Tutti gli appassionati di sport, indipendentemente dalla nazione. I “vichinghi” dell’Islanda hanno fatto un capolavoro non solo sul terreno di gioco: hanno addirittura capovolto il mito della freddezza nordica. Perché il calore dei calciatori e della tifoseria fanno parte delle storie più belle raccontate ai campionati Europei di Francia. Alla fine di ogni match i giocatori in campo si avvicinano alle tribune e iniziano la danza di applausi, scandendo il ritmo con i supporter sugli spalti in un crescendo di scrosci ed emozioni. Così, partita dopo partita, l’Islanda è diventata per tutti la “seconda squadra”, visto che è abitata da poco più di 300mila persone. Meno di un decimo di Roma.

SIMPATIA E PAURA
L’Islanda si è trasformata in una di quelle favole che rendono emozionante il calcio.  Ma quando si vince troppo, il passaggio dalla simpatia alla paura (degli avversari) è breve. Tanto che ora i francesi li attendono ai quarti con un po’ di preoccupazione. Sono ben consapevoli di trovare un avversario che gioca con la leggerezza di chi è già entrato nella storia. E quindi non ha davvero nulla da perdere: tutto è andato oltre ogni aspettativa, grazie pure alla mano arrivata dall’urna.

RISULTATI
Del resto il discorso della rivelazione regge fino a un certo punto. Sì, è vero: il ct islandese, Heimir Hallgrìmsson, è un dentista. E molti calciatori hanno una carriera tutt’altro che stellare. Come il capitano Aron Gunnarsson, che con il suo stile vichingo è diventato un simbolo dopo tanti anni di anonimato tra Coventry e Cardiff. D’altra parte c’è chi al pallone sa dare del “tu”, anche senza essere per forza Cristiano Ronaldo o Gareth Bale, come il centrocampista Birkir Bjarnason, vecchia conoscenza del calcio italiano viste le sue esperienze con Pescara e Sampdoria. Per informazioni sulle qualità dell’Islanda ci si potrebbe rivolgere all’Olanda, che nel girone di qualificazione verso Euro 2016 è stata sconfitta sia all’andata che al ritorno, pagando un conto salato: l’eliminazione, senza nemmeno la chance degli spareggi. Mentre i leziosi oranje dicevano addio alle ambizioni europee, i solidi islandesi hanno valorizzato le loro doti: fisicità e spirito battagliero, ben incarnate proprio da Gunnarsson. Per gli uomini della “terra del ghiaccio” il biglietto di Euro 2016 era già una festa. Solo che finirla troppo presto è una cosa disdicevole, perciò meglio continuarla. Tanto che il rischio è quello di fare la festa. Ai padroni di casa.