Nonno Draghi al Colle. Letta nipote dice Sì e manda in tilt i dem. Il Pd apre al trasloco del premier. Ma c’è chi teme il ritorno alle urne

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Chissà se Mario Draghi aveva immaginato una reazione diversa dei partiti quando ha annunciato, seppur tra le righe (leggi l’articolo), la propria candidatura al Colle. Già perché Super Mario più che scaldare gli animi della maggioranza – come anche di Fratelli d’Italia che non si sono sbilanciati – sembra averli raffreddati.

Che le cose stiano così lo si vede guardando al fronte che va dal Movimento 5 Stelle a Liberi e uguali, passando per Forza Italia e Lega, che ha risposto compatto con quello che si può riassumere come un gelido “no grazie”. Perfino da Italia Viva di Matteo Renzi, il quale non perde occasione per sottolineare di essere il regista dell’elezione di Draghi a Palazzo Chigi, non sono arrivati applausi scroscianti. In questo diffuso scetticismo, l’unica eccezione è il Partito democratico che, timidamente, ha aperto al trasloco del premier da Palazzo Chigi al Quirinale.

Dal Nazareno hanno fatto sapere di “condividere il giudizio positivo sul bilancio dell’anno di governo” che si era dato Draghi annunciando di aver terminato il suo lavoro da premier e, di fatto, dicendosi pronto per il Colle. Sempre dal Pd fanno sapere di aver gradito “anche l’auspicio che la legislatura vada avanti in continuità con l’azione di governo fino al suo termine naturale”. Una frase, questa, che la dice lunga su cosa stia levando il sonno ai parlamentari – tutti – ossia la necessità che l’esecutivo vada avanti con o senza Draghi.

La realtà è che i vertici del Pd vedrebbero di buon occhio Draghi al Quirinale ma sono stati sorpresi dalla tiepida accoglienza che gli è stata riservata. Un’imprevedibilità che preoccupa i dem e che ha ben chiara soprattutto il segretario Enrico Letta che da giorni lavora per garantire una transizione ordinata che allontani le urne a cui nessuno vuole andare.

IL DIFFERENZIALE. Con tutte queste incertezze, a pagare è l’economia italiana. Sulla scia delle tensioni per il Colle e con il timore che Draghi possa lasciare Palazzo Chigi per salire al Quirinale, i mercati non hanno reagito bene e lo spread è schizzato a 140 punti base. Si tratta di un aumento che da un lato dimostra i timori di una possibile instabilità politica che potrebbe culminare in nuove elezioni, mentre dall’altro ribadisce il concetto che – per i mercati – Draghi è una garanzia.

Si tratta di un teorema noto da tempo quello secondo cui l’autorevolezza dell’attuale premier nonché ex presidente della Banca centrale d’Europa, ha eretto uno scudo contro fenomeni quali lo spread. Peccato che a smentirlo ci aveva pensato lo stesso Draghi che, a precisa domanda durante la conferenza stampa di fine anno, aveva raccontato che “se è vero che lo spread è più alto ora di quando sono arrivato, vuol dire che non sono uno scudo e quindi il problema non c’è”. Peccato che dopo 24 ore i mercati lo hanno smentito tanto che la sola ipotesi di un suo passaggio al Colle ha fatto balzare lo spread a vette che non raggiungeva dal lontano novembre 2020.