Nuova offensiva dell’Isis. Ora i jihadisti sono ad un passo dalla frontiera turca. L’obiettivo è quello di tagliare i rifornimenti ai ribelli

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La loro avanzata sembra inarrestabile. Dopo aver preso il controllo di alcuni villaggi nel nord della Siria, adesso le milizie del sedicente Stato islamico avanzano verso ovest. E si ritrovano a pochi chilometri dal confine con la Turchia. L’obiettivo è chiaro: riuscire a bloccare una delle vie di approvvigionamento utilizzate dalle brigate dei ribelli, quella che passa per la frontiera turco-siriana. Mentre l’Isis spadroneggiava nel nord della Siria, molti gruppi anti-governativi hanno assicurato sostegno e rinforzi a chi cerca di contenerne un’avanzata. Altrettanti, invece, hanno accusato il regime di Bashar al-Assad di coordinare i propri attacchi con i jihadisti, coprendone l’avanzata. L’ambasciata americana in Siria, infatti, ha scritto su Twitter: “Testimonianze indicano che il regime sta compiendo attacchi aerei a sostegno dell’avanzata ad Aleppo, aiutando gli estremisti contro la popolazione siriana”.

GLI STATES
Accuse a parte, la nuova offensiva dell’Isis potrebbe essere un problema per gli Stati Uniti. Dovessero riuscire a guadagnare posizioni, Washington si troverebbe davanti a un dilemma: lanciare attacchi sui miliziani favorendo i ribelli o astenersi, perché nella coalizione anti-Assad ci sono anche i jihadisti di al-Nusra, l’al-Qaida siriana. Anche per questo, ieri si è tenuto il vertice della coalizione, guidata appunto dagli Usa, per combattere i miliziani del Califfato. Ma alla fine della riunione, non è stata studiata nessuna strategia netta contro il terrore islamista. È la seconda volta che si sono trovati al Quai d’Orsay, la rive gauche della Senna dove sorge il ministero degli Esteri francese. Rispetto alla precedente riunione del 15 settembre, quando la coalizione fu lanciata, la situazione in Iraq e Siria non è migliorata. E l’intervento internazionale non ha finora portato ai risultati auspicati. Molti Paesi hanno accusato il governo iracheno di aver combattuto con scarsa efficacia contro i miliziani e hanno chiesto a Baghdad di coinvolgere maggiormente la minoranza sunnita.

LA REAZIONE
Ma il premier iracheno Haider al Abadi si è lamentato dello scarso supporto al suo Paese. “L’Iraq – ha detto – necessita di tutto il supporto possibile dal mondo, ma finora non ha avuto molto. Si parla tanto di aiutare l’Iraq, ma sul terreno c’è veramente poco”. In particolare, per il premier iracheno, non sono “sufficienti” né il supporto aereo né il sostegno all’esercito. Abadi ha anche ricordato che gran parte dei militanti dell’Isis sono stranieri: “Il flusso di foreign fighter è maggiore che in passato. C’è un problema internazionale che deve essere risolto”. La riunione è stata anche l’occasione per un esame approfondito dell’attività della coalizione, basata sui bombardamenti aerei e sull’addestramento delle truppe irachene. Antony Blinken, il numero due del dipartimento di Stato, ha ribadito che l’Iraq ha effettivamente bisogno di aiuti, anche militari, per combattere lo Stato islamico. Razzi anticarro arriveranno quindi negli arsenali di Baghdad.

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di Gaetano Pedullà

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