Nuovo brutto film a Cinecittà. Il fondo crolla e nessuno paga

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di Clemente Pistilli

Essere totalmente partecipata dal Ministero dell’economia e finanze, sottoposta alla vigilanza del Mibac e al controllo della Corte dei Conti, non è stato sufficiente per far ottenere alla “Cinecittà Holding spa”, dal 2009 “Cinecittà luce spa”, un risarcimento per il danno subito con la scelta di dar vita alla società di gestione del risparmio “Cinefund”. La spa che si occupa della produzione, promozione e distribuzione di opere cinematografiche, oltre che più in generale del sostegno alle aziende del settore, proprietaria dei noti studi di via Tuscolana a Roma, non otterrà un centesimo dall’ex consulente Michael Martinelli e dagli ex componenti del CdA, l’avvocato Michele Lo Foco, specializzato in diritti dello spettacolo e diritti d’autore, attualmente nel Consiglio di Amministrazione di “Rai Trade”, e il giornalista Carlo Fuscagni.

Il caso
La sentenza di condanna nei loro confronti, emessa il 28 dicembre 2010 dalla Corte dei Conti del Lazio è stata annullata in appello. Una sentenza che suona anche come beffa per altri sei ex consiglieri che hanno “patteggiato” e, seppure poco, pagato. Il risultato? Di oltre 600mila euro alla spa sono rientrati solo pochi spiccioli. Alla fine del 2004 la “Cinecittà Holding spa” decise di costituire la “Cinefund”, al fine di gestire un fondo mobiliare chiuso, per recuperare capitali privati utili a finanziare produzioni e coproduzioni cinematografiche. La holding investì nell’operazione un milione di euro, ma la Sgr non è mai decollata e il 19 giugno 2007, essendo in perdita di 771.308 euro, è stata messa in liquidazione. Ricevuta una segnalazione dalla sezione di controllo, gli inquirenti contabili aprirono un’indagine e si convinsero che i componenti del CdA che diedero vita alla “Cinefund” e il consulente Martinelli, poi diventato amministratore delegato della società di gestione del risparmio, fossero responsabili di danno erariale. La decisione di costituire la Sgr, per la Corte dei Conti, era stata presa “sulla base di una semplice presentazione sintetica dell’iniziativa, in assenza di puntuali elementi conoscitivi e approfondite indagini di mercato”. L’unico ad avvantaggiarsi dell’operazione, secondo gli inquirenti, sarebbe stato proprio Martinelli che l’aveva proposta, ricevendo compensi per 320mila euro. Tre anni fa la condanna. Il consulente e otto componenti del CdA vennero chiamati a risarcire alla “Cinecittà Holding spa” 617.046 euro, 46.278 euro a testa i consiglieri e 246.818 euro l’ex consulente diventato Ad.

La sentenza
Tutti hanno fatto appello. Sei ex membri del CdA hanno però deciso alla fine di ricorrere alla considdetta definizione agevolata del giudizio, una sorta di patteggiamento che consente di chiudere la partita pagando non più di un quarto della somma che si è stati condannati a risarcire. A pagare, seppure poco, all’attuale “Cinecittà Luce” sono così stati il finanziere Ubaldo Livolsi, a lungo uomo forte del gruppo Fininvest, il sociologo Francesco Alberoni, l’avvocato Giovanni Galoppi, Alessandro Usai, poi passato alla “Colorado Film”, Francesco Ventura e Antonio Filippo Soldi. Lo Foco, Fuscagni e Martinelli sono andati avanti e alla fine hanno ora ottenuto l’annullamento della sentenza di condanna. Per i giudici d’appello non è competente in materia la Corte dei Conti, ma il giudice ordinario, visto che la costituzione di “Cinefund”, anche se “Cinecittà” è totalmente statale, è da considerare “attività imprenditoriale”.