La scena potrebbe sembrare familiare. Si esce di casa, si mette in moto l’auto e, dopo qualche chilometro, arriva il dubbio: ho preso la patente? Il libretto è nel cassetto? E se l’autovelox mi ha fotografato poco fa, quanto mi costerà?
Tra qualche tempo molte risposte potrebbero essere diverse da quelle che conosciamo oggi.
Il Consiglio dei ministri ha, infatti, approvato il 13 ottobre, in esame preliminare, il nuovo Codice della strada, un testo di quasi 300 articoli destinato a sostituire l’impianto normativo risalente al 1992.
Le novità sono numerose e riguardano praticamente tutti: chi utilizza l’auto ogni giorno per andare al lavoro, chi guida una moto, chi consegna pasti in bicicletta, chi possiede una minicar, le persone con disabilità e perfino chi sogna una targa personalizzata.
Ma c’è una cosa da chiarire immediatamente.
Codice della Strada, da domani non cambia nulla
Il testo approvato dal Governo non è ancora il nuovo Codice in vigore. Dovrà attraversare il Consiglio di Stato, la Conferenza unificata e le Commissioni parlamentari prima di tornare al Consiglio dei ministri per l’approvazione definitiva. Fino a quel momento continueranno ad applicarsi le regole attuali.
Ed è proprio da qui che conviene partire per capire cosa potrebbe davvero cambiare nella nostra vita quotidiana.
Le multe diminuiscono, ma non per tutti
Uno dei messaggi che più facilmente può passare leggendo le prime notizie è: “il nuovo Codice abbassa le multe”.
È vero solo in parte.
Il Ministero delle Infrastrutture parla di una razionalizzazione del sistema sanzionatorio e di un arrotondamento verso il basso di alcuni degli importi più comuni. Le sanzioni minime oggi fissate a 26 e 42 euro, per esempio, diventerebbero rispettivamente 25 e 40 euro; quelle da 83 e 87 euro scenderebbero a 80 euro.
È, inoltre, prevista la sospensione del meccanismo automatico che adegua periodicamente gli importi delle multe all’inflazione.
Non significa, però, che comportamenti particolarmente pericolosi verranno trattati con maggiore indulgenza. Anzi, la filosofia dichiarata del nuovo testo è proprio quella di alleggerire alcune sanzioni ordinarie e rendere più severa la risposta nei casi ritenuti più gravi.
E il cambiamento forse più interessante riguarda la velocità.
A 61 o a 90 km/h non sarà più la stessa cosa
Oggi due automobilisti che superano lo stesso limite all’interno della medesima fascia possono ricevere una sanzione sostanzialmente uguale anche se uno viaggia solo pochi chilometri orari più veloce dell’altro.
Il nuovo Codice vuole cambiare proprio questa logica.
Le multe per eccesso di velocità diventerebbero progressive in base agli effettivi chilometri orari oltre il limite.
La relazione illustrativa utilizza esempi molto chiari. In autostrada la sanzione potrebbe essere calcolata, in determinate fasce, in ragione di 10 euro per ogni chilometro orario di superamento: 11 km/h oltre il limite significherebbero quindi 110 euro, mentre 40 km/h in più porterebbero a 400 euro.
Nei centri urbani il meccanismo partirebbe, invece, da 5 euro per ogni chilometro oltre il limite nelle fattispecie indicate dal testo. Su una strada con limite di 50 km/h, procedere a 61 potrebbe, quindi, portare a una sanzione di 55 euro, mentre arrivare a 90 farebbe salire il conto a 200 euro.
Il principio è semplice: più si oltrepassa il limite, più si paga.
Anche su questo punto, tuttavia, serve prudenza. Gli importi fanno parte dello schema approvato in via preliminare e potranno subire modifiche durante l’iter.
La multa dovrà arrivare prima
Per milioni di automobilisti una delle novità probabilmente più apprezzate non riguarda l’importo della multa, ma il tempo trascorso prima di trovarla nella cassetta delle lettere.
Quando un’infrazione viene rilevata a distanza e non c’è contestazione immediata, il termine per notificare il verbale dovrebbe scendere dagli attuali 90 a 45 giorni.
In sostanza, l’automobilista non dovrebbe più aspettare fino a tre mesi per sapere se quella telecamera incontrata durante un viaggio ha effettivamente registrato una violazione.
La riforma prevede, inoltre, procedure per correggere o annullare d’ufficio i verbali contenenti errori evidenti e introduce un passaggio importante prima della riscossione coattiva: un avviso bonario al cittadino.
Piccoli cambiamenti burocratici, ma che incidono direttamente sul rapporto tra automobilista e pubblica amministrazione.
Patente dimenticata a casa? In futuro potrebbe non essere più un problema
Quante volte, una volta saliti in macchina, abbiamo controllato di avere con noi la patente?
Con il nuovo Codice questa abitudine potrebbe diventare superflua.
Il testo prevede il superamento dell’obbligo di portare materialmente con sé patente e documenti di circolazione, perché le forze dell’ordine potranno verificarli attraverso le banche dati telematiche.
Attenzione, però: oggi l’obbligo resta.
Finché il nuovo Codice non sarà diventato operativo, dimenticare i documenti non può essere giustificato sostenendo che “tanto la polizia li vede online”. La novità arriverà soltanto con l’effettiva applicazione della riforma.
Cambierebbe anche la durata della patente: tra le misure contenute nel progetto c’è l’estensione del rinnovo ogni dieci anni fino ai 65 anni, rispetto agli attuali 50 per le patenti ordinarie.
Auto senza assicurazione, qui la stretta è pesante
Se sulle multe ordinarie il nuovo Codice prova ad alleggerire il conto, sull’assicurazione la direzione è opposta.
Per chi viene sorpreso a circolare senza copertura RC è previsto un divieto di marcia a tempo indeterminato del veicolo.
Il messaggio è evidente: finché non viene regolarizzata la situazione, quel mezzo non deve tornare sulla strada.
La disciplina diventa più rigorosa anche per le automobili straniere che rimangono stabilmente in Italia: per i veicoli esteri che circolano nel nostro Paese per più di 30 giorni scatterebbe l’obbligo di assicurazione secondo le regole italiane. Il testo punta, inoltre, a rendere più efficace il recupero delle multe non pagate dagli automobilisti stranieri.
Moto: la corsia di emergenza potrà diventare una via d’uscita
Chi va in moto conosce bene una delle situazioni più spiacevoli dell’autostrada: incidente davanti, traffico completamente fermo, caldo e motociclista bloccato in mezzo alle automobili.
La riforma introduce una novità importante: in caso di incidenti o forti rallentamenti le moto potranno utilizzare la corsia di emergenza, naturalmente secondo condizioni che dovranno essere definite e garantendo sempre il passaggio dei mezzi di soccorso.
È, inoltre, previsto un programma per l’installazione di barriere stradali maggiormente protettive per i motociclisti.
Anche in questo caso non bisogna anticipare i tempi: oggi il motociclista non può decidere autonomamente di utilizzare la corsia d’emergenza perché ha trovato traffico. La possibilità scatterà soltanto quando e secondo le modalità previste dal nuovo sistema.
Bici elettriche: non tutte diventano ciclomotori
Un altro possibile equivoco riguarda le e-bike.
Il nuovo Codice prevede casco e contrassegno per i cosiddetti “cicli a propulsione”, categoria nella quale rientrano mezzi più potenti utilizzati anche nel mondo delle consegne a domicilio.
Questo non significa che ogni normale bicicletta elettrica a pedalata assistita debba automaticamente avere targa e casco come uno scooter.
Il MIT distingue questi mezzi dalle comuni e-bike conformi ai limiti previsti dalla normativa, che hanno una potenza nominale continua massima di 0,25 kW e funzionano attraverso la pedalata assistita. La definizione precisa dei mezzi interessati sarà, quindi, fondamentale quando il testo diventerà definitivo.
Per i monopattini elettrici è, invece, prevista una norma che ne vieta la circolazione quando costituiscono intralcio o pericolo per i pedoni.
Minicar truccate, arriva lo stop di 30 giorni
Il nuovo Codice guarda anche a un fenomeno particolarmente diffuso tra i più giovani: la modifica delle minicar per superare il limite di velocità previsto per i quadricicli leggeri.
Per queste vetture il limite è fissato a 45 km/h.
In caso di alterazione delle caratteristiche costruttive, alla sanzione economica e all’immobilizzazione del mezzo si aggiungerebbe un divieto di marcia per 30 giorni.
Una scelta che punta direttamente alla sicurezza dei conducenti più giovani, che spesso utilizzano questi veicoli molto prima di poter guidare un’automobile tradizionale.
No, la patente B a 17 anni non arriverà
È un’altra delle notizie circolate molto negli ultimi mesi.
Durante la fase di consultazione il Ministero aveva effettivamente valutato la possibilità di anticipare a 17 anni il conseguimento della patente B.
Nel testo approvato dal Consiglio dei ministri, però, la misura è stata eliminata.
È scomparsa anche la proposta di introdurre specifiche sanzioni per i pedoni che utilizzano lo smartphone mentre attraversano la strada.
Sono due esempi utili per capire perché bisogna distinguere tra le proposte circolate durante l’estate e ciò che è effettivamente entrato nello schema approvato a ottobre.
Arrivano davvero le targhe personalizzate
Sembra quasi una scena da film americano, ma questa volta la novità è realmente nel testo.
Gli automobilisti potranno chiedere una targa personalizzata, costruita utilizzando una specifica combinazione alfanumerica secondo criteri che dovranno essere definiti.
Naturalmente non sarà possibile scegliere una sigla già assegnata né utilizzare liberamente qualsiasi combinazione. Saranno necessari regolamenti applicativi e procedure precise.
Per gli appassionati di automobili può sembrare una curiosità marginale, ma rappresenta una piccola rivoluzione per un sistema italiano che fino a oggi ha lasciato pochissimo spazio alla personalizzazione delle targhe.
Più semplice spostarsi per chi ha il contrassegno disabili
C’è poi una novità molto meno appariscente, ma potenzialmente molto più importante nella vita quotidiana di migliaia di persone.
Tutti i Comuni dovranno aderire alla piattaforma nazionale del CUDE, il Contrassegno unificato disabili europeo.
Oggi chi possiede un contrassegno e si sposta da un Comune all’altro può ancora trovarsi davanti a procedure differenti per comunicare la targa ed entrare in una ZTL.
L’obiettivo è che il contrassegno venga riconosciuto automaticamente su tutto il territorio nazionale. I Comuni che non aderiranno alla piattaforma non potranno utilizzare i sistemi automatici di controllo per contestare alcune violazioni relative alle ZTL e agli spazi riservati.
A 70 anni ancora alla guida di camion e autobus
Il Codice interviene anche sul mondo del lavoro.
Il limite di età per la guida professionale con le patenti del gruppo 2, tra cui quelle utilizzate per camion e autobus, verrebbe innalzato da 68 a 70 anni, con verifica biennale dell’idoneità.
La misura arriva in un settore nel quale le associazioni segnalano da tempo una carenza di conducenti professionali. Per il solo trasporto di persone le stime del comparto parlano di migliaia di autisti mancanti.
Quando entra davvero in vigore il nuovo Codice?
È forse la domanda più importante di tutte.
E la risposta, al momento, è: non subito.
Il via libera del 13 ottobre è preliminare. Ora sono necessari i pareri del Consiglio di Stato e della Conferenza unificata e successivamente quelli delle Commissioni parlamentari. Il testo potrà, quindi, essere modificato prima del ritorno in Consiglio dei ministri.
Lo schema indica un percorso che porta formalmente al 2027, ma l’effettiva applicazione delle nuove regole è prevista, allo stato attuale, dal 1° gennaio 2028, subordinatamente all’adozione e all’entrata in vigore del regolamento attuativo. Se i tempi dovessero allungarsi, l’operatività potrebbe slittare ulteriormente.
Significa che chi questo weekend sale in macchina deve continuare a comportarsi esattamente secondo il Codice oggi vigente.
Il nuovo Codice racconta, però, già come potrebbe cambiare il nostro rapporto quotidiano con la strada: meno carta, tempi più brevi, sanzioni più proporzionate e maggiore severità verso alcune condotte considerate realmente pericolose.