Obama vota per la parità di genere

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di Paolo Mastrolilli per La Stampa

«Stessa paga per lo stesso lavoro. L’America lo merita». E’ lo slogan con cui il presidente Obama ha lanciato la sua campagna per agganciare gli stipendi delle donne a quelli degli uomini, sperando di risolvere un’ingiustizia, e guadagnare consensi in vista delle elezioni di midterm a novembre.

Negli Stati Uniti, secondo studi riconosciuti ma in parte contestati, i lavoratori di sesso femminile guadagnano in media 77 centesimi per ogni dollaro preso dai colleghi maschi. La ragione sta nel fatto che generalmente le donne sono discriminate, oppure occupano posizioni più basse e peggio retribuite. Il presidente non ha il potere di cambiare questa situazione, perché serve una legge che il Congresso con la Camera a maggioranza repubblicana non approverà. Quindi ha usato il suo potere esecutivo per firmare due decreti, che insieme danno un segnale e cambiano qualcosa. Il primo vieta ai datori di lavoro pubblici, o privati che hanno commesse governative, di punire i dipendenti che parlano fra di loro delle rispettive retribuzioni. Pare una pratica da gulag, ma la verità è che molte aziende americane proibiscono ai propri lavoratori di scambiarsi queste informazioni, proprio perché possono rivelare discriminazioni e generare proteste o cause legali. Un caso simbolico è quello di Lilly Ledbetter, che veniva penalizzata alla Goodyear, ma si vide negata dalla Corte Suprema l’autorizzazione a presentare un ricorso perchè i termini erano scaduti. La prima legge che firmò Obama, appena entrato in carica come presidente, fu proprio intitolata alla Ledbetter, e aveva lo scopo di cancellare questi limiti al diritto di presentare cause per discriminazioni sul lavoro.

Il secondo decreto che ha varato ieri il presidente ordina invece di fare studi nel governo federale sulle differenze di trattamento economico tra uomini e donne, per eliminarle. Obama lo ha firmato in un giorno molto simbolico, perché ieri negli Usa era “Equal Pay Day”, ossia il giorno in cui le lavoratrici di sesso femminile hanno finalmente colmato il divario rispetto a quanto i colleghi maschi hanno guadagnato nel 2013. In altre parole, ogni anno una donna americana deve lavorare fino ad aprile, solo per recuperare il terreno perduto l’anno prima con gli uomini: «Questo -ha detto Obama – non è giusto. E’ come aggiungere altre sei miglia alla fine di una maratona, solo per un gruppo di corridori».

Gli oppositori del presidente lo accusano di aver lanciato questa campagna solo per far guadagnare ai democratici qualche voto femminile in più nelle elezioni midterm, e sottolineano che lui stesso è ipocrita, perché un recente studio ha dimostrato che anche alla Casa Bianca le dipendenti donne guadagnano meno, 88 centesimi per ogni dollaro intascato dai maschi. La differenza poi sarebbe fittizia, perché le statistiche mettono nel calderone tutte le donne e gli uomini, senza distinzione. Se invece si facesse il confronto tra colleghi che svolgono le stesse mansioni, con lo stesso grado, il gap non sarebbe più così netto. Qualunque sia la sua dimensione, però, il divario continua ad esistere, e sarebbe giusto se fosse affrontato una volta per tutte in maniera onesta.