Olimpiadi Milano-Cortina, la cabinovia “imprescindibile” che non c’è: 35 milioni spesi e mobilità nel caos

Doveva reggere la mobilità olimpica di Cortina. Non sarà pronta. I costi lievitano, i disagi restano, le responsabilità si perdono

Olimpiadi Milano-Cortina, la cabinovia “imprescindibile” che non c’è: 35 milioni spesi e mobilità nel caos
La chiamavano “imprescindibile”. La cabinovia Apollonio-Socrepes doveva reggere l’intero sistema di mobilità olimpica di Cortina, assorbire i flussi, evitare il collasso della valle, diventare la prova che l’eccezione olimpica serviva a qualcosa. Ma a un giorno dall’apertura delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026, quell’impianto non c’è. In compenso, il conto è arrivato per intero: 35 milioni di euro.
L’opera chiave che salta

La vicenda è ormai certificata anche nei documenti interni. La cabinovia non entrerà in funzione in tempo utile per le gare, salvo ipotesi residuali e parziali legate a singoli eventi. Il responsabile operativo dei Giochi lo ha messo nero su bianco: il venir meno dell’impianto genera rilevantissime criticità organizzative, con effetti diretti sulla sicurezza, sulla gestione dei flussi e sulla tenuta complessiva del sistema. È la presa d’atto formale di un fallimento annunciato.

L’impianto avrebbe dovuto collegare il centro di Cortina alle aree di gara, funzionando come una metropolitana di montagna in una valle priva di ferrovia. Al suo posto arriva il “Piano B”: navette, mega-parcheggi, limitazioni alla circolazione privata e una richiesta che pesa come un atto d’accusa, la chiusura delle scuole secondarie nei giorni delle gare femminili di sci alpino. La soluzione tampone diventa così un costo sociale scaricato sulla comunità locale, chiamata a compensare un’infrastruttura che non c’è.

Ieri però la richiesta della Fondazione Milano-Cortina è stata rispedita al mittente dal Tavolo sulla sicurezza e l’ordine pubblico. L’istituto omnicomprensivo Ampezzo Cadore resterà aperto e farà lezione regolarmente.

Fino a pochi giorni prima, la stazione appaltante Simico aveva continuato a rassicurare sul rispetto del cronoprogramma. Il commissario straordinario Fabio Massimo Saldini parlava di lavori in linea con le previsioni. Il 28 gennaio, una comunicazione interna costringe la Fondazione Milano-Cortina a cambiare piano e a correre ai ripari. Ne nasce uno scontro istituzionale, con Simico che rivendica una competenza limitata alle opere fisse e respinge ogni responsabilità sulla logistica, definendo estranei al proprio perimetro temi come la chiusura delle scuole o la gestione dei volontari.

Trentacinque milioni per un’assenza

Il dato economico resta quando il resto si sfalda. L’appalto della cabinovia parte da una base di 22 milioni di euro. Nell’agosto 2025 sale a 28 milioni, ufficialmente per integrare monitoraggi geotecnici e prescrizioni ambientali. A febbraio 2026 arriva la stima finale: 35 milioni, un aumento di circa il 60 per cento. L’incremento viene collegato alle criticità del tracciato e agli interventi d’urgenza resi necessari dal cedimento del terreno nell’area di Mortisa, dove durante i lavori si è aperto un cratere di quindici metri. Problemi geologici noti da tempo, sottovalutati nella fase di progettazione.

A pochi giorni dalle gare, l’impianto non ha ancora ottenuto l’omologazione per il trasporto pubblico. L’ipotesi più realistica è un utilizzo posticipato, forse in occasione delle Paralimpiadi. Nel frattempo, l’opera simbolo della mobilità sostenibile olimpica resta inutilizzabile, mentre il sistema viario della valle del Boite si prepara a reggere flussi straordinari con strumenti ordinari.

Il quadro generale delle opere conferma che il caso Socrepes non è un’eccezione. Su 98 interventi previsti dal piano commissariale, solo 40 risultano conclusi; 29 sono ancora in esecuzione, 27 in progettazione, 2 in gara. Le infrastrutture considerate essenziali hanno viaggiato a lungo sotto il 20 per cento di completamento, costringendo a consegne in extremis e test ridotti al minimo.

La cabinovia da 35 milioni che non c’è diventa così una sintesi del modello Milano-Cortina: opere dichiarate irrinunciabili, tempi compressi, costi che lievitano, responsabilità che si disperdono. Alla fine resta una certezza aritmetica e una domanda politica aperta: chi doveva garantire che quell’impianto fosse davvero necessario e davvero pronto?