Carmelo Cinturrino avrebbe fatto di tutto perché Abderrahim Mansouri non si salvasse. Dopo avergli sparato alla testa il 26 gennaio nel bosco di Rogoredo avrebbe atteso un tempo anche superiore, prima di chiamare il 118, rispetto a quei 22-23 minuti calcolati nella prima fase delle indagini.
È un elemento, nuovo, presentato ieri dal pm di Milano Giovanni Tarzia, titolare dell’inchiesta col procuratore Marcello Viola, davanti al Riesame nell’udienza per il poliziotto. In sostanza, secondo i pm e stando alle indagini, sarebbe passato molto più tempo di quella ventina di minuti e Cinturrino avrebbe di fatto consapevolmente atteso che Mansouri morisse.
Contestata a Cinturrino anche la premeditazione
Il nuovo dato emerge da una ricostruzione delle chiamate tra il 41enne, la centrale operativa e il 118. Per rafforzare le esigenze cautelari della custodia in carcere, poi, la Procura ha depositato le nuove accuse venute fuori due giorni fa, ha messo in luce la sua incapacità di autocontrollarsi e ha chiesto l’incidente probatorio per otto testimoni, tutti legati all’area di Rogoredo, e ha contestato la premeditazione.
Avrebbe detto a Mansouri: “O ti arresto o ti ammazzo”
Dai verbali raccolti emergerebbe che ci sarebbero alcuni testimoni oculari che raccontano di aver assistito a dei faccia a faccia tra il 28enne e il poliziotto, nei quali quest’ultimo lo avrebbe minacciato con frasi come “o ti arresto o ti ammazzo”. Anche il movente del presunto omicidio volontario premeditato da quelle dichiarazioni dei testimoni, da riascoltare in incidente probatorio, verrebbe fuori in modo chiaro: la volontà di Cinturrino di controllare la piazza di spaccio di Rogoredo, favorendo in quella zona alcuni pusher del quartiere Corvetto.
Il legale del poliziotto: “Testimonianze assunte in contesti fortemente degradati e compromesse nella loro genuinità”
Dal canto suo, il legale del poliziotto, l’avvocato Davide Giuseppe Giugno, davanti ai giudici che dovranno decidere sugli eventuali arresti domiciliari, ha parlato di “verità apparenti, grandi suggestioni, testimonianze assunte in contesti fortemente degradati e compromesse nella loro genuinità”. Per il legale “Cinturino era il nemico pubblico della piazza di spaccio, era il poliziotto che consumava gli arresti e che creava certamente delle condizioni di grande imbarazzo al contesto criminale che viveva di cessioni stupefacenti”.
Cinturrino continua a negare di aver conosciuto la vittima
“Vedremo se verrà accettata la richiesta di incidente probatorio, è un processo delicato e le suggestioni sono tante”, ha aggiunto l’avvocato, “e quanto alla premeditazione è un’ipotesi che va ben oltre ciò che il fatto consegna alla storia di questo procedimento, siamo certi che il tema sarò archiviato”. In ogni caso, anche ieri Cinturrino ha negato di aver mai conosciuto o minacciato la vittima, ha ribadito di aver “sparato per paura” e che il delitto è una “tragica fatalità”.