Omicidio Vannini, un carabiniere è indagato per favoreggiamento e falsa testimonianza. Ha confidato a un amico che a sparare al giovane di Ladispoli fu il figlio di Ciontoli

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Un luogotenente dell’Arma dei carabinieri è indagato per favoreggiamento e falsa testimonianza nell’ambito della nuova inchiesta, condotta dai pm di Civitavecchia, sull’omicidio di Marco Vannini, il 20enne morto a Ladispoli il 17 maggio 2015, dopo essere stato raggiunto da un colpo di pistola mentre si trovava nell’abitazione della sua fidanzata. L’iscrizione del militare è stata fatta alla luce delle dichiarazioni rilasciate a Le Iene da un commerciante, amico dello stesso militare.

Il carabiniere, in particolare, avrebbe rivelato al suo amico di aver saputo che a sparare a Marco non sarebbe stato il padre della fidanzata, Antonio Ciontoli, bensì il figlio di quest’ultimo, Federico. Lo stesso commerciante ha aggiunto che il luogotenente gli avrebbe riferito di aver consigliato a Ciontoli di prendersi la responsabilità per coprire il figlio. Una ricostruzione dei fatti che ora è al vaglio della procura di Civitavecchia.

Il processo di appello si è chiuso il 29 gennaio scorso con la riduzione della condanna inflitta a Ciontoli in primo grado, da 14 anni per omicidio volontario a 5 anni per omicidio colposo per assenza dell’aggravante della “colpa cosciente”. I figli, Martina e Federico, e la moglie Maria Pezzillo sono stati condannati, invece, a 3 anni in entrambi i gradi di giudizio, anche loro per omicidio colposo.

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