Ong, ora il Viminale per l’equa distribuzione

L’ultima trovata del ministro dell’Interno Piantedosi è cercare di ammantare di umanità le scelte del governo sulle Ong.

L’ultima trovata del ministro dell’Interno è cercare di ammantare di umanità le scelte del governo sulle Ong, alle quali si vieta di sbarcare nel porto più vicino, costringendole a spostamenti più lunghi e più rischiosi e a sobbarcarsi di ulteriori costi.

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L’ultima trovata del ministro dell’Interno Piantedosi è cercare di ammantare di umanità le scelte del governo sulle Ong

“Dobbiamo provare a tradurre in linee d’azione il contrasto di questo fenomeno, parlando dello sfruttamento che c’è dietro il fenomeno migratorio. C’è una umanità dolente e sofferente”, dice Matteo Piantedosi al termine del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica svoltosi in prefettura ad Agrigento.

La parola d’ordine del Viminale rimane la rotazione dei porti affermando anche sul fronte interno il principio della redistribuzione dei rifugiati sul territorio nazionale. Il ministro prova a rispedire al mittente il sospetto che la strategia del governo sia quella di scaricare il problema sulle amministrazioni di centrosinistra.

Sospetto basato sulla scelta dei porti operata da Palazzo Chigi per far sbarcare i migranti. Come quello di Ancona dove nelle prossime ore sono attese le navi Ocean Viking e Geo Barents. Il titolare del Viminale minimizza gli allarmi delle Ong sul viaggio di 1.500 chilometri imposto con il mare grosso verso il porto assegnato: “Sono navi – ha ricordato – di stazza importante, in passato si sono trattenute in mare per 2-3 settimane in condizioni meteo simili a queste, non sono proibitive, nulla di eccezionale”.

La scelta di Ancona – ha detto Piantedosi con ragionamento abbastanza arzigogolato – ha riguardato una città che è in una regione non governata dalla sinistra. “E questo dovrebbe indurre a fare ragionamenti diversi. Segnalo che quando avviene uno sbarco viene attuato un provvedimento che spesso porta alla distribuzione al di fuori del luogo dello sbarco, ma addirittura al di fuori della regione. Se così non fosse, Lampedusa sarebbe ormai invasa da centinaia di migliaia di persone”.

E ancora: “Ho rispetto per le critiche, a maggior ragione di quelle che vengono dall’opposizione del governo – ha aggiunto – . Vengo da una storia di funzionario dello Stato, quindi meno avvezzo alle dinamiche politiche o partitiche e i primi giorni ho dovuto fare l’abitudine a confrontarmi con queste formule di contestazione che personalmente ritengo superficiali e pregiudiziali. Mi sono però già abituato, ho indossato i panni di chi crede nella propria coscienza e nella giustizia di quello che fa. Sono convinto che quello che stiamo facendo va nella direzione giusta su un fenomeno complicato e drammatico qual è quello dell’immigrazione”.

Ma nello stesso tempo Piantedosi conferma che Calabria e Sicilia, regioni a guida centrodestra, devono essere il più possibile sgravate: “Non devono essere condannate ad essere campo profughi dell’intera Europa”. Sulla stessa linea il sottosegretario all’Interno, Wanda Ferro. “Forse – ha osservato – la sinistra soffre una sorta di sindrome ‘nimby’, predica accoglienza purché lontano dal suo giardino”.

Il Governo, oltre a gestire gli arrivi, sogna di frenare le partenze

Il Governo, oltre a gestire gli arrivi, con i Paesi di provenienza e transito sogna di frenare le partenze. “Il 16 gennaio – ha informato Piantedosi – andrò in Turchia e maturerà un avvio di collaborazione e confronto. Molto probabilmente, a ruota, toccherà alla Tunisia: con il mio omologo tunisino ho avuto già ripetuti scambi telefonici e ci vedremo a breve”.

C’è poi, ha aggiunto, “il tema della Libia da riprendere e va oltre i problemi migratori e su questo vi porto la testimonianza di un impegno diretto del presidente del Consiglio dei ministri e del ministro degli Esteri. Con la Libia, a livello tecnico-operativo, abbiamo già ripreso un dialogo di cooperazione operativa”.

I tempi per un’intesa europea sull’immigrazione sono lontani

Giorgia Meloni a Ursula von der Leyen ha ribadito che vanno difesi i confini esterni della Ue, vanno fermati gli sbarchi intervenendo sui paesi di origine delle migrazioni. E le due avrebbero concordato sulla necessità di una “risposta europea” che però, difficilmente arriverà a febbraio. I tempi per una intesa a 27 sui migranti sono lunghi. E sui ricollocamenti la Svezia, presidente di turno dell’Unione, ha confermato che non ha intenzione di avanzare iniziative.

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Pubblicato il - Aggiornato il alle 11:01
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