Sbarchi consentiti ma solo nel centro Italia. La strategia di Piantedosi scatena l’ira delle ong

Sbarchi consentiti ma solo nel centro Italia. La strategia di Piantedosi per rallentare le ong scatena l'ira dei volontari

Sbarchi consentiti ma solo nel centro Italia. L’ultima trovata del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi per mettere i bastoni tra le ruote alle ong è già diventata un caso, con i volontari che denunciano un trattamento disumano.

OPERAZIONI FRONTEX

“L’assegnazione di Ancona come porto sicuro significa infliggere una sofferenza inutile a naufraghi che hanno rischiato di morire solo qualche giorno fa. Si poteva evitare tutto questo, anche perché a bordo abbiamo solo 37 persone, che possono essere gestite agilmente da qualsiasi Comune, soprattutto per quelli più vicini e abituati a ben altre cifre”. A dirlo, intervistata dalla Repubblica, è il capo missione della Ocean Viking Luisa Albera.

Secondo lei “la traversata sarà difficile. Le persone soccorse sono debilitate e non abituate a stare in mare. Meteo a parte, il problema è la distanza, sono 850 miglia. Per raggiungere Ravenna ne abbiamo dovute percorrere 900”. Il problema è che la “Ocean Viking naviga a 18 chilometri all’ora” che si traducono in “giorni di navigazione”.

Insomma l’assegnazione di un porto tanto distante dal salvataggio, con la curiosa coincidenza che si è scelto soltanto comuni guidati dal centrosinistra, per Albera dimostra che “il nuovo decreto mira chiaramente a colpire le navi umanitarie. Un porto sicuro così lontano significa che l’obiettivo è renderle non operative”.

Non si tratta di una lamentela fine a sé stessa – anche perché il viaggio ha costi insostenibili per i volontari – in quanto allontanando le Ong dall’area di ritrovamento, impedisce loro di effettuare ulteriori operazioni.

Sbarchi sì ma solo nel centro Italia

Tra l’altro quanto segnalato dalla Ocean Viking è l’esatto copione capitato anche alla Geo Barents, di Medici senza frontiere, che ha soccorso 73 persone ed è stata invitata ad andare ad Ancona. E quest’ultima ong non ha tardato a protestare: “In base alle leggi internazionali marittime l’Italia dovrebbe assegnare il luogo sicuro più vicino alla Geo Barents, mentre per raggiungere Ancona ci vorranno almeno 3 giorni e mezzo e le condizioni meteo sono pessime”.

Per questo il capo missione Juan Matias Gil chiede “al Ministero dell’Interno l’assegnazione di un luogo sicuro più vicino che tenga in considerazione la posizione attuale della Geo Barents”. Istanze che, però, sono rimaste inascoltate.

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