Ciò che è accaduto alla Bluergo di Castelfranco Veneto non è solo una brutta pagina di relazioni industriali: è un segnale di quanto facilmente possa smarrirsi il senso del limite etico, anche nelle aziende che vengono definite “eccellenze del made in Italy”. Chiedere ai lavoratori, con tanto di nome e cognome, di indicare quali colleghi “lasciare a casa” in caso di tagli al personale – mascherando il tutto come un innocuo “test del clima aziendale” – significa delegare la responsabilità manageriale a coloro che, per definizione, sono gli anelli deboli della catena. È l’istituzionalizzazione della paura.
I criteri proposti nel questionario (solo i volontari, prima i part-time, prima i giovani, prima le persone senza famiglia o “altro”) raccontano da soli la gravità dell’operazione. Non si chiede agli operai come migliorare i processi produttivi o il benessere organizzativo ma di stabilire chi, fra loro, è più sacrificabile. Una logica che scivola pericolosamente verso una selezione darwiniana, dove il valore della persona viene ridotto a variabile contabile. Il riferimento a ‘Squid Game’, la famosissima serie tv coreana campionessa di visualizzazioni, non è una forzatura retorica. Qui il capitalismo più estremo mette gli individui gli uni contro gli altri, fino a erodere ogni residuo di solidarietà. A Castelfranco Veneto il meccanismo è sorprendentemente simile: creare competizione interna e sospetto reciproco; far sì che la colpa non ricada su chi decide ma – incredibilmente – su chi subisce.
Che solo dieci lavoratori su 60 abbiano riconsegnato il questionario compilato è forse l’unico dato che restituisce un barlume di dignità a questa storia. Il rifiuto di partecipare a una conta che trasforma i colleghi in bersagli è la prova che, malgrado tutto, un confine morale esiste ancora. Ma il danno ormai è fatto. Anche chi non ha compilato quel foglio ha comunque ricevuto il messaggio: qui la tua sicurezza può dipendere dal giudizio di un altro lavoratore, non da criteri trasparenti e assunti da chi ha il potere decisionale. Un’azienda che progetta componenti elettromagnetici ed elettronici dovrebbe sapere che i sistemi complessi funzionano solo se le parti cooperano: distruggere la fiducia interna significa sabotare il cuore stesso dell’organizzazione. Insomma, la domanda non è che clima aziendale ci sia oggi alla Bluergo, ma che idea di lavoro, di responsabilità e di persona si voglia legittimare domani. Quando il lavoro diventa un “gioco del calamaro”, a perdere non sono solo i lavoratori: è l’Italia nel suo insieme.