Ora è guerra vera

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Di Carola Olmi

La guerra torna a lambire l’Europa. La Russia ha invaso con un proprio contingente di soldati e mezzi blindati l’est dell’Ucraina. Con i ribelli separatisti è stata presa la città di Novoazovsk, strategica area industriale sul Mar d’Azov, e i combattimenti proseguono nelle zone di Donetsk e Lugansk. Il Cremlino incredibilmente continua a negare l’evidenza, ma questa volta è anche la Nato a confermare lo sconfino delle truppe di Putin in un Paese straniero, avvalendosi di foto satellitari che non lasciano dubbi. Il piccolo premier russo ha deciso di cercar gloria mostrando tutti i muscoli che ha. La storia è piena di questi leader e dei loro orrori. Presto o tardi quasi tutti si sono pentiti. E i dinosauri del Cremlino avranno l’eternità per fare i conti con le loro anime, se gliene resta una.

Pistola fumante
L’Ucraina dunque adesso è invasa. Ma non serviva trovare la pistola fumante per capire come stessero andando le cose. Le milizie separatiste erano chiaramente armate dalla Russia e la cattura di una decine di paracadutisti dell’esercito di Mosca nelle zone di guerra aveva fatto cadere l’ultima foglia di fico. Anche se non portano insegne o bandiere, le truppe che stanno fronteggiando l’esercito ucraino fanno sono russe. La situazione però adesso è precipitata. Il presidente ucraino, Petro Porochenko, ha annullato la visita in Turchia e riunito d’urgenza il Consiglio nazionale di sicurezza e difesa, chiedendo ufficilamente aiuto al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e all’Europa. “Il mondo deve dare una valutazione del serio aggravarsi della situazione in Ucraina”. Appello che non può più essere ignorato e di cui si discuterà oggi anche nella riunione d’emergenza dei 28 ambasciatori dei paesi Nato.

Nuovi inviti al negoziato
In movimento anche l’Europa, con il premier italiano Matteo Renzi, che in qualità di presidente di turno dell’Unione europea, ha telefonato ieri a Putin definendo la questione un’escalation intollerabile. Renzi ha sollecitato quindi la ripresa di un negoziato. Oggi la questione sarà comunque al centro del Consiglio dei ministri Ue a Milano e domani del vertice europeo di Bruxelles. Netto quanto Renzi anche il premier inglese David Cameron, che ha minacciato “conseguenze” se la Russia non cambierà atteggiamento in Ucraina. Anche la cancelliera tedesca Angela Merkel, che aveva tentato di mediare in proprio la crisi, ha annunciato nuove misure contro la Russia: “Avevamo detto – ha ricordato – che ulteriori escalation avrebbero naturalmente provocato ulteriori sanzioni”.

Lo scenario
Il grosso problema per l’Europa è che adesso non si può più far finta di niente. Di fronte a un’aggressione così esplicita e a una richiesta di soccorso i trattati internazionali obbligano a prendere qualche iniziativa. E siccome l’ambasciatore ucraino presso l’Ue Kostiantyn Yelisieiev ha già chiesto a Bruxelles “assistenza militare su larga scala” e “ulteriori, risolute e significative sanzioni per fermare l’aggressore” russo, lo scenario è davvero pericoloso. “Siamo estremamente preoccupati dagli ultimi sviluppi” in Ucraina, “inclusi i resoconti su quanto sta accadendo sul terreno”, ha riferito un portavoce dell’alto rappresentante Ue per la politica estera, Catherine Ashton. Sul campo intanto si continua a combattere. E a morire. Come rivelato su twitter dall’ambasciatore americano a Kiev, Geoffrey Pyatt, “La Russia è direttamente coinvolta” nei combattimenti nell’est dell’Ucraina” e sta utilizzando i suoi “più recenti sistemi di difesa aerea, compreso il SA-22”, le batterie mobili a corto raggio. Secondo Pyatt Mosca avrebbe inviato il più avveniristico sistema di difesa aerea, il “Panzir-S1”, nell’est. Il sistema antimissile in questione è arrivato alle forze armate russe solo nel 2013. L’arma è stata definita dagli esperti del settore “miracolosa”: è capace di seguire fino a 20 bersagli contemporaneamente. D’altra parte, la conferma che i separatisti stanno combattendo con il sostegno anche di personale militare russo è stata data dallo stesso premier dell’autoproclamata Repubblica popolare di Donetsk, Aleksandr Zakharenko, intervistato dalla tv di Stato russa. Il leader dei ribelli ha ammesso che senza l’aiuto dei russi sarebbe stato molto difficile per la milizia locale resistere all’esercito ucraino.