Ora il Lingotto dimostri il cuore italiano

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di Gaetano Pedullà

L’anno sembra iniziare bene per l’industria italiana. Dopo le parole di circostanza del Capo dello Stato nel suo discorso di Capodanno, ecco un segnale concreto: la Fiat ha conquistato il 100% della controllata statunitense Chrysler. Da Paese oggetto di conquista, sulla carta diventiamo noi conquistatori di uno dei simboli dell’auto nel mondo. Complimenti a Marchionne, soprattutto per i termini dell’accordo, che non renderanno necessario un insidioso aumento di capitale del Lingotto. Se però questa operazione è un bene per l’Italia, oltre che per la Fiat, è presto per dirlo. Il gruppo di Torino è ormai da tempo un player davvero internazionale. Delle vecchie radici è rimasto poco e in questo progressivo allontanamento dall’Italia il nostro Paese è diventato un territorio come un altro, dove si può smettere liberamente di investire e creare occupazione se c’è un solo posto al mondo dove far le stesse cose conviene di più. E di posti dove l’economia tira e promette una crescita che noi ci sognamo ce ne sono a volontà. Dunque prima di festeggiare sarà meglio vedere se il Lingotto passerà anche qui, in Italia, dalle parole ai fatti, realizzando gli investimenti che ha promesso nei suoi stabilimenti, mettendo sul mercato nuovi modelli, ricominciando a scommetetre sulla rete vendita e invertendo un trend di mercato in caduta libera. Un segnale importante arriverà tra pochi giorni dalla ripresa delle trattative sul nuovo contratto di lavoro degli 80 mila dipendenti del gruppo in Italia, compresi quelli di Cnh Industrial. Fiat sa bene che qui il mercato è saturo, la ripresa chissà quando si sentirà e con questi chiari di luna non sarà facile vendere nuove vetture. Torino non fa beneficienza, è chiaro, ma può dare un segnale di fiducia straordinario al Paese. Anche da questa trattativa capiremo se il Lingotto ha ancora un cuore italiano o ormai solo a Stelle e strisce.

L'editoriale
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