Ora sì che Cota è in mutande

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Sentenza choc del Tar. Cota è solo un abusivo: nel 2010 vinse Bresso. Sfratta la Giunta dopo appena 4 anni. Il Piemonte deve tornare al voto. Forse

di Lapo Mazzei

Il Piemonte deve (anzi dovrebbe, per essere esatti) tornare alle urne. A determinare questa sorta di limbo amministrativo è la sentenza del Tar del Piemonte. I giudici amministrativi hanno accolto il ricorso dell’ex presidente della Regione Mercedes Bresso contro la lista “Pensionati per Cota” di Michele Giovine, “inficiata” da firme false, decretando l’annullamento dell’atto di proclamazione degli eletti nella primavera di quattro anni fa. Adesso l’ultima parola, da qui quel condizionale iniziale, passa al Consiglio di Stato, organo al quale la Regione ricorrerà per vedere capovolta la sentenza del Tar Piemonte. Un verdetto che arriverà entro 45 giorni. Un tempo abbastanza lungo che si va a sommare allo scandalo dei quattro anni intercorsi fra le elezioni e la decisione del Tar. Una ragione più che sufficiente per invocare a gran voce una rapida riforma della Giustizia Civile, diventata la Cenerentola d’Italia. «Non commento mai le sentenze» afferma il premier Enrico Letta. «Se ci saranno le conseguenze del caso, si andrà al voto. Certo, tre anni e mezzo sono un tempo assolutamente incredibile e penso che tutti si debba riflettere su questo. Forse bisogna riguardare alcune di quelle norme».

Carroccio furioso Nel frattempo l’annullamento della proclamazione degli eletti porta alla decadenza della giunta regionale e, quindi, alla sospensione di tutta l’attività in corso. Un altro prezzo assurdo da far pagare ai cittadini, che vorrebbero una giustizia veloce e un’amministrazione solida e efficiente. Per questa ragione il presidente leghista, Roberto Cota, non ci sta: «Faremo ricorso al Consiglio di Stato contro questa vergognosa sentenza e io continuerò a fare il governatore, chiederemo giustizia lavorerò per costruire, nell’interesse dei piemontesi». Altrettanto dura la reazione del segretario della Lega Nord Matteo Salvini. «Un attacco alla democrazia, ecco di cosa si tratta». Il numero uno del Carroccio assicura, dalla propria pagina Facebook, che il partito continuerà con le sue battaglie. Dito puntato, soprattutto, contro «giudici e sinistra che anche quando perdono riescono a vincere». Nel post del numero uno della Lega compare poi una considerazione legata all’inchiesta sullo scandalo dei rimborsi in Piemonte e in particolare ai “boxer verdi” che il governatore Cota avrebbe acquistato con fondi destinati all’attività politica: «Altro che mutande. Forse – è il sospetto di Salvini – a qualcuno hanno dato fastidio i 30 milioni di euro di risparmio secco, all’anno, dei costi della politica in Regione Piemonte». Scontata, ovviamente, la ricandidatura di Cota «a testa alta». Salvini, infine, ha annunciato per ques’oggi a Torino una manifestazione della Lega a sostegno di Roberto Cota perché «c’è tanta gente che è incazzata».

Torna in campo Chiamparino Al di là delle esternazioni politiche il dato di fatto è che se da Palazzo Spada dovesse arrivare la conferma della sentenza del Tar, le elezioni si terranno probabilmente in primavera, abbinate con le Europee. Ma spunta un giallo: a indirle dev’essere il governatore uscente. Se aspettano 30 giorni per fare ricorso (scadenza 11 febbraio) poi il Consiglio di Stato potrà esprimersi subito o fissare un’udienza e rinviare nel merito: questo può far dilatare i tempi della nuova chiamata alle urne, che potrebbero slittare dalla primavera all’autunno. Gli avvocati di Mercedes Bresso però in quel caso chiederanno che la sentenza sia intanto eseguita immediatamente con la nomina di un commissario ad acta che indica le elezioni al posto di Cota. Il centrosinistra, nel frattempo, ha già il probabile candidato: l’ex sindaco di Torino e ora presidente della Compagnia di San Paolo, Sergio Chiamparino. Proprio ieri la procura della Repubblica ha chiesto l’archiviazione della sua posizione nell’ambito dell’inchiesta sui “Murazzi”. Cade quindi la pregiudiziale alla sua candidatura. Il suo nome piace anche al segretario del Pd Matteo Renzi che proprio ieri ha dato il suo placet ai vertici piemontesi del Pd.

Giustizia è fatta? Da parte sua, la Bresso ha invece commentato: «Sia pure in ritardo, giustizia è fatta. Una vittoria che dimostra quello che solo Cota e Giovine non avevano ancor capito: che le elezioni sono state truccate: ora la giunta Cota non esiste più». Già, ma davvero giustizia è fatta? Oppure questa sentenza e la disfatta della giustizia? «Bisogna intervenire a livello legislativo per far sì che in presenza di fatti così gravi, in questo caso c’è anche un giudicato penale, non si debba aspettare quasi quattro anni per giungere ad una soluzione della vicenda. Questo è davvero intollerabile» spiega Renato Balduzzi, costituzionalista e presidente della commissione parlamentare per le Questioni regionali. «È chiaro che dal punto di vista tecnico Cota ha la possibilità di presentare ricorso al Consiglio di Stato. Sotto il profilo etico-politico bisogna però fare ragionamenti diversi perché la consonanza di così tante pronunce e il fatto che la condanna riguardi la lista determinante per la vittoria del centrodestra, dovrebbe spingerlo a riflettere bene sulla situazione. Quello che è auspicabile, è che se ha deciso di ricorrere al Consiglio di Stato lo faccia in tempi brevi in modo da poter votare insieme alle amministrative di maggio. Onestamente non credo infatti che possa essere ribaltato questo giudizio».