Orbán dittatore mascherato. Incompatibile con l’Europa. Parla Di Nicola (M5S): “Ora il Ppe lo metta alla porta. Salvini plaude? Fu un bene spedirlo all’opposizione”

di Antonio Pitoni
L'intervista

“Quello che è successo lunedì non è altro che il coronamento di un disegno autoritario che Orbán coltivava da tempo in disprezzo delle regole minime fondanti di una moderna democrazia”. Non ha dubbi il senatore M5S, Primo Di Nicola, su quanto stia accadendo in queste ore in Ungheria.

I pieni poteri conferiti dal Parlamento di Budapest a Orbán sono compatibili con uno Stato membro dell’Ue?
“Non credo che lo sia e non da oggi, così come non lo erano le sue teorizzazioni sulla democrazia illiberale. Se il gioco è andato avanti così a lungo le responsabilità sono chiare”.

Responsabilità di chi?
“Innanzitutto dell’Unione europea, che sebbene abbia da tempo detto di attenzionare quello che stava accadendo in Ungheria non ha preso le misure necessarie per sanzionare Orbán e riportarlo a più miti consigli. Mettendo magari all’ordine del giorno anche l’ipotesi di espellere l’Ungheria dall’Ue, chiarendo al suo leader che l’Europa non è solo il luogo da cui attingere copiosi finanziamenti per la sua economia ma anche una fonte di diritto e di regole democratiche”.

La Commissione Ue, però, ha avvisato Budapest chiedendo che le misure siano temporanee e limitate. Una risposta sufficiente?
“Assolutamente no. Anzi, mi pare che l’Europa stia chiudendo di nuovo gli occhi. Perché le misure prese da Orbán, cioè i pieni poteri senza limite di tempo, la possibilità di chiudere il Parlamento, rinviare le elezioni e azzerare la libertà di stampa non solo sono misure sproporzionate rispetto ad ogni regola democratica, ma sono soprattutto la lampante manifestazione di una dittatura sempre meno mascherata che va denunciata e sanzionata per evitare che altri Paesi di quell’area ne seguano l’esempio”.

E dal Ppe – riferimento europeo dei partiti della cancelliera tedesca Merkel e dell’ex premier italiano Berlusconi – di cui Orbán fa parte cosa si aspetta?
“Anche il Ppe aveva tutti gli elementi per espellere Orbán già da tempo. Invece Berlusconi ha continuato a fare ponti d’oro ‘all’amico’ Viktor. Spero solo in un sussulto di coscienza e dignità democratica perché lo accompagnino finalmente alla porta”.

Eppure, tra le proteste generali, c’è chi, come Salvini, ha salutato i pieni poteri di Orbán come una scelta democratica. Che effetto le fa?
“Un duplice effetto. Innanzitutto, perché, augurando ad Orbán ‘buon lavoro’ Salvini ci ha fatto capire con chiarezza che cosa intendesse quando, nell’agosto scorso, invocava anche per se stesso i pieni poteri dal Papeete.”

E il secondo effetto?
“E’ la conferma che aver formato una nuova maggioranza di governo mandando Salvini all’opposizione è stata la scelta giusta”.

Sta dicendo che se invece del governo giallorosso fosse nato un esecutivo presieduto da Salvini in Italia avremmo rischiato una deriva autoritaria?
“Fortunatamente, come si sta dimostrando anche in queste ore drammatiche, le nostre istituzioni hanno un profondo radicamento democratico. E i cittadini lo stanno capendo ridimensionando i consensi accordati al leader della Lega”.

Eppure, per la Meloni, i poteri conferiti a Orbán in Ungheria non differiscono molto da quelli che Conte starebbe esercitando in Italia a colpi di decreti…
“Con tutto il rispetto per l’onorevole Meloni, accostare il livello di autonomia e la capacità di intervento del Parlamento ungherese a quello italiano è a dir poco azzardato. è noto a tutti lo stato di sofferenza che le minoranze politiche ungheresi continuano a denunciare rispetto alle aspirazioni dittatoriali di Orbán. In un momento di emergenza dettato dall’epidemia è vero che il governo Conte sta emando decreti che prevedono restrizioni alla libera circolazione delle persone, ma tutte connesse all’emergenza sanitaria. Come l’onorevole Meloni sa bene, perché gli esponenti di FdI continuano ad esprimersi e criticare sia in Aula che nelle commissioni, i provvedimenti della presidenza del Consiglio sono sotto il completo controllo delle Camere a differenza di quelli che d’ora in avanti Orbán potendo anche chiudere il Parlamento ungherese. Ma non è tutto”.

Cos’altro?
“C’è un’altra grande differenza che riguarda la libertà di stampa. Uno degli editti di Orbán dice che sul Coronavirus potranno pronunciarsi solo le fonti ufficiali mettendo così la museruola alla libera informazione. In Italia, come l’onorevole Meloni può costatare ogni giorno leggendo i giornali e guardando le televisioni, i giornalisti possono operare in totale libertà senza fare sconti al governo. In Ungheria, al contrario, i cronisti rischiano di finire in galera”.

A proposito di Europa, cosa pensa della lettera dei sindaci e dei governatori alla Germania per ricordarle di quando, nel 1953, le furono dimezzati i debiti che oggi non vuole condividere col resto dell’Ue malgrado l’emergenza?
“Non so se l’Unione europea ritroverà la strada maestra tracciata dai suoi ispiratori, a cominciare da Altiero Spinelli col suo manifesto di Ventotene. Di certo, la posizione di Paesi come l’Olanda e la Germania, che negano la possibilità di una politica solidale rispetto alla devastante situazione socio-economica che si profila per il Continente, è inconciliabile con questi ideali. Se non c’è una politica condivisa in una fase come questa, vuol dire che l’Unione europea non ha più alcun senso”.