Organismi geneticamente modificati, in Italia restano vietati. Respinto dal Consiglio di Stato il ricorso di un coltivatore

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

No alla coltivazione degli organismi geneticamente modificati in Italia. Respinto dal Consiglio di Stato il ricorso presentato da un agricoltore italiano che, sulla base della decisione del Parlamento europeo, che lascia autonomia a ogni singolo paese membro. Il coltivatore friulano aveva impugnato il decreto del Governo che aveva prorogato di 18 mesi il divieto di coltivazione di mais ogm nel nostro Paese. Ora si attende la decisione della Commissione europea che entro la fine di aprile dovrebbe presentare le linee guida sulla coltivazione degli organismi geneticamente modificati all’interno dei Paesi dell’Unione Europea. I ministeri interessati, Salute, Politiche agricole e Ambiente, avevano già espresso parere contrario alla coltivazione del mais Mon810 ritenendo che non fosse tutelato ambiente e biodiversità. L’agricoltore, da par sua, ha già annunciato ricorso alla Corte di giustizia europea. Soddisfazione, invece, hanno espresso le associazioni di categoria relative alla tutela ambientale. “Una scelta coerente”, afferma Coldiretti, “con quanto chiedono quasi otto italiani su dieci che sono contrari al biotech nei campi, ma anche con gli ultimi orientamenti produttivi che stanno decretando il flop delle semine Ogm in Europa”. E il fronte anti Ogm sarebbe in crescita in Europa con la Russia in prima fila per vietare la coltivazione e l’allevamento di piante e animali geneticamente modificati nel territorio della Federazione russa. Ad eccezione per l’utilizzo finalizzato a ricerche scientifiche.

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

Quel bivio tra i 5S e il ponte

Nei sondaggi della Ghisleri e Pagnoncelli non c’è traccia, ma in Italia non c’è partito che sta crescendo più di quello del cemento. I soldi del Recovery Plan permetteranno di aprire cantieri ovunque, e come da tradizione c’è la fila per costruire quello che capita,

Continua »
TV E MEDIA