Ostia ferma l’effetto Sicilia. Regione Lazio appesa a Silvio. La sconfitta sul Litorale affossa le chance di Rampelli. Tocca a Forza Italia scegliere l’avversario di Zingaretti

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Sarà pure arrivata con un’affluenza bassa, appena il 33,6% degli aventi diritto al voto. Ma la vittoria a Ostia della candidata del M5S, Giuliana Di Pillo, contro Monica Picca (Fratelli d’Italia) rischia di impattare sui già flebili equilibri nel Centrodestra non solo in vista delle prossime Politiche, ma anche per quanto riguarda le Regionali nel Lazio in calendario sempre nel 2018. Per le quali, ancora oggi, Berlusconi, Salvini e Meloni risultano sprovvisti di un candidato unitario.

Da tempo, coi sovranisti di Storace e Alemanno, il leader della Lega ha dato il proprio appoggio al sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi, già sceso in campo a capo di una lista civica “aperta a tutti”. Ma FI e FdI non ne vogliono sapere. Soprattutto dopo che ieri Pirozzi ha strizzato l’occhio a Casapound, anche se solo per questioni relative al terremoto. “Io Pirozzi lo conosco, lo stimo. È un bravo sindaco. Se qualcuno ha proposte alternative si faccia subito avanti: si vota a marzo”, ha sferzato Salvini. Infatti il tempo stringe, e mentre il governatore uscente Nicola Zingaretti (Centrosinistra) e Roberta Lombardi (M5S) sono già in campagna elettorale, il Centrodestra latita. Il modello che in Sicilia ha dato i suoi frutti, cioè quello in cui intorno a un candidato indicato dal partito della Meloni (Nello Musumeci) si sedimenta poi il resto della coalizione, sul Litorale – al netto delle variabili del caso – si è ripetuto senza però portare al risultato sperato. Come si traduce questo sul fronte-Lazio è chiaro: via dal tavolo la candidatura di Fabio Rampelli, capogruppo di FdI alla Camera e braccio destro dell’ex ministro per la Gioventù, e scelta del candidato che passa interamente nelle mani di FI, ipotesi del resto già avanzata a più riprese dal coordinatore regionale, Claudio Fazzone.

Dentro al partito del Cav c’è chi vorrebbe un tecnico, chi un politico. Purché il profilo sia “moderato”, come piace all’ex premier. I nomi in ballo sono sempre gli stessi: dall’ex comandante generale dei Carabinieri, Leonardo Gallitelli, al vicedirettore del Giornale Nicola Porro fino al senatore Francesco Giro, a Paolo Barelli e allo stesso Fazzone. Chi ha invece già risposto “no, grazie” è Maurizio Gasparri. Il suo staff ha fatto sapere a La Notizia che il vicepresidente del Senato “non ha avanzato nessuna candidatura, né ha ricevuto richieste di candidatura. Grato a quanti fanno il suo nome, Gasparri non fa ‘corse’ in cui vengono peraltro citate persone che si sono autoescluse e persone che si sono autoincluse”.