Palazzo Chigi spinge il futuro di Poste. Conto alla rovescia per la privatizzazione della società guidata da Caio. Il Tesoro si attende 4 miliardi di euro

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I conti dei colossi economici controllati dallo Stato piacciono al Governo, che ieri direttamente per voce del premier ha promosso l’andamento di Eni, Enel e Finmeccanica. Con una novità: l’aggiunta, alle tradizionali punte di diamante, delle Poste. Dopo aver parlato di dati oggettivamente molto molto positivi, soprattutto per l’Eni che ha realizzato nuove scoperte petrolifere di grande entità, Renzi ha fatto una sorta di endorsement per la società che nei prossimi giorni presenterà il prospetto per la quotazione in Borsa. “Ieri ho ricevuto l’ingegner Caio – ha detto il premier – che mi ha comunicato dati molto positivi sulla semestrale”, uscita subito dopo. Dati che in effetti testimoniano uno sforzo fuori dal comune per presentare l’azienda sul mercato. I ricavi salgono a 16 miliardi (+7%) e l’utile netto è di 435 milioni. Con il gioiellino Bancoposta che da solo raccoglie 45 miliardi. Diminuisce anche la perdita nel settore caratteristico della corrispondendenza, dove i ricavi segnano un -6,5% a fronte di un -9% dell’esercizio precedente.

SEGNALE AI MERCATI
Dalla privatizzazione delle Poste il Tesoro si attende subito almeno 4 miliardi di euro. Una cifra certamente non determinante a fronte di un debito pubblico di 2.200 miliardi, ma molto significativa verso i mercati che in attesa proprio delle privatizzazioni stanno tenendo il nostro spread ai minimi, facendoci risparmiare in interessi molto di più dei 4 miliardi della quotazione della società guidata da Caio.

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