Panama Papers, Cameron contrattacca sui fondi off shore. Ma la difesa convince poco, meglio cambiare discorso

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Resa dei conti alla Camera dei Comuni dove il premier britannico David Cameron ha chiarito il suo coinvolgimento nello scandalo dei Panama Papers difendendosi dalle accuse delle opposizioni. L’intervento doveva servire ad annunciare le iniziative del governo contro l’evasione e l’elusione fiscale, tra cui l’introduzione della responsabilità penale per le aziende i cui dipendenti si rendono responsabili di reati fiscali. Ma nell’aula di Westminster il premier ha iniziato l’incontro difendendo se stesso e il defunto padre Ian, dalle accuse che gli sono piovute addosso riguardo alcune quote in una società offshore. Insinuazioni “offensive e profondamente false” ha detto Cameron, sottolineando che nella sua attività di creazione di società off shore non vi fosse nulla di illegale. E ha ribadito di aver venduto le quote del fondo Blairmore prima di diventare primo ministro perché “volevo evitare un conflitto di interessi”. “Il fondo era sottoposto a tasse”, ha affermato Cameron, aggiungendo poi che “i fondi off shore sono utilizzati da milioni di inglesi”.

LA DIFESA NON CONVINCE – Cameron poi cambia discorso e parla delle azioni del governo promettendo che verrà accelerata una legge per punire penalmente chi facilita l’evasione e un accordo per una maggiore trasparenza con alcuni territori d’oltremare britannici, che operano come paradisi offshore. Ma l’opposizione non lo perdona. Infatti, il leader laburista Jeremy Corbyn lo accusa di non aver chiarito gli interrogativi sulle sue finanze. Intanto lo scandalo si allarga e coinvolge perfino Edward Troup, l’attuale capo dell’Agenzia delle Entrate di Sua Maestà (Hmrc), ente che ora deve guidare le investigazioni sui paradisi offshore. Secondo il Guardian, quando era avvocato collaborò col fondo Blairmore, creato in Centro America dal defunto padre di Cameron e nel quale il primo ministro ha dovuto alla fine ammettere d’aver posseduto quote.